Il prigioniero coreano: la recensione del film diretto da Kim Ki-duk

31 agosto 2016
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Il nuovo film del regista coreano è stato presentato nella sezione Cinema del Giardino del Festival di Venezia 2016.

Il prigioniero coreano: la recensione del film diretto da Kim Ki-duk

Non si salva nessuno, o quasi, nel nuovo film di Kim Ki-Duk. Perché da un lato e dall'altro della frontiera che separa le due Coree (quella dittatoriale e repressiva di Kim Jong-un e quella capitalista del Sud) mali e storture speculari ma ugualmente nocive schiacciano l'individuo. O almeno, schiacciano il povero pescatore che vive nei pressi del confine e che, per una banale avaria del fuoribordo della sua barchetta, scivola verso una democrazia che non ha mai bramato e che lo accoglie come una spia.

Il prigioniero coreano non ha nulla del cinema più filosofico e metafisico del suo autore, ma è tutto ancorato alla realtà, alla politica, alla condizione umana più immediata, fisica e materiale. Non ci sono tocchi autoriali, né particolari raffinatezze cinematografiche o psicologiche, nel film di Kim. C'è però, forte, il senso di oppressione e claustrofobia legato a questo sventurato pescatore che a Seoul vogliono per forza incasellare come spia nel migliore dei casi (per loro), costringere alla diserzione nel peggiore (sempre per loro).
C'è il racconto della dignità di un uomo che sa di essere in un vicolo cieco ma che non vuole piegarsi, cercando disperatamente una via d'uscita, un ritorno a casa e alla famiglia che lo farà scontrare con le aggressive diffidenze del regime prima e con la disillusione di tutto un sistema di vita e di pensiero poi.

Un po' scolastico, a tratti eccessivamente sottolineato, popolato di figure un po' stereotipate, Il prigioniero coreano riesce a essere fortemente anti-comunista da un lato e velenosamente critico col sistema liberale e capitalista dall'altro, pur riconoscendo l'imprescindibilità della libertà e della possibilità del benessere. Ma allo stesso tempo, individua nei bisogni e negli affetti primari del suo protagonista l'unica forma di umanesimo e di umanità comprensibile e possibile.
Destinata però, schiacciata dalle forze che lo contrastano. Fino a una conclusione drammatica e fatale.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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