Il paese delle spose infelici - la recensione del film

29 ottobre 2011

La parte per il tutto. La sposa per i desideri. Il paese per il film. Si porta il meglio di quel che ha fatto finora Pippo Mezzapesa, giovane regista di storie corte e documentari, poggiate nella sua terra d'origine

Il paese delle spose infelici - la recensione del film

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Il paese delle spose infelici - la recensione del film di Pippo Mezzapesa


La parte per il tutto. La sposa per i desideri. Il paese per il film. Si porta il meglio di quel che ha fatto finora Pippo Mezzapesa, giovane regista di storie corte e documentari, poggiate nella sua terra d'origine.
La Puglia, che conosce bene anche Mario Desiati (autore del libro), la periferia tarantina in dettaglio, è il luogo anche di questa vicenda, la prima lunga e di finzione. Un'amicizia semplice tra due ragazzi, Veleno (Nicolas Orzella) e Zazà (Luca Schipani), un campo di calcio che sembra un campo di patate e Annalisa (Aylin Prandi), strana e bellissima creatura scansata da tutti, che si accosta ai protagonisti.
Anni Novanta. Quel che accade è vita e crescita quotidiana di un'età in cui, per dirla alla Veleno, "non ci si capisce nulla". Scegliendo bene cosa asciugare del romanzo e come approfondire con le immagini quanto tolto, Mezzapesa lavora dando purezza e carattere alla regia e imprevedibilità a situazioni certamente conosciute. Questo essenzialmente attraverso il curioso triangolo tra due adolescenti molto diversi (riflessivo e timido Veleno, bomber spavaldo e indurito Zazà) e una "madonna randagia" (Aylin Prandi) affascinante nel suo mistero e nella sconsolata solitudine di cui si circonda. Dopo averla vista tentare il volo da una chiesa, vestita da sposa, Veleno ne rimane calamitato e la desidera.

Intorno, senza retorica di formazione, o banalizzazione del difficile sud Italia, un gruppo di genuini (volti e non attori) ragazzi di provincia che giocano a calcio, prendono il sole sul cemento, si raccontano aneddoti femminili creando miti e alleggeriscono la tensione del primo sesso davanti a un vhs. L'amicizia sta lì, non gesti eclatanti, non troppe parole, ma la normalità di quei luoghi belli e squallidi, pieni di fumo e ferro, da cui si vorrebbe fuggire. Ma è casa. Della malavita spicciola che fa paura e accresce rabbia da cazzotti in faccia. Asciutto ma non trattenuto, sentimentale e a tratti divertente, Il paese delle spose infelici è un ritratto delicato di quella fase adolescenziale confusa e radicale, in cui si ha voglia di spaccare il mondo da soli, ma si ha bisogno della Cosmica Football Club per sentirsi qualcuno.
La famiglia in questa storia è l'abitudine genuina di un consiglio, il rimprovero di un padre severo, di una madre che capisce e di un fratello del quale non seguire le orme. La donna in questa storia è la sensualità di Aylin Prandi che con bravura dà corpo a un personaggio irraggiungibile e terreno al tempo stesso. Spersa e folle nella sua malinconia, alimenta l’immaginazione sessuale e affettiva di Veleno e Zazà. Tramutando goffi e poco lusinghieri gesti in approcci pacati e intensi.
E' Annalisa che li disarma con un sorriso e li fa scontrare con il suo modo dolente di stare al mondo. Allora bisogna capire come non lasciare andare quella bella magia iniziale. Spontaneo anche nei passaggi più difficili, realistico ed elegante il film di Mezzapesa è da prendere con l’ingenuità di Veleno, la faccia tosta di Zazà e il salto di Annalisa.



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