Il padre dei miei figli - la recensione del film

10 giugno 2010
2.5 di 5

Gradevole sorpresa del festival di Cannes edizione 2010, Il padre dei miei figli di Mia Hanson Love è un piccolo film originale e coraggioso, che difende il cinema indipendente e rifiuta qualsiasi retorica e moralismo, soprattutto quando si parla di vita, di morte e di sentimenti.

Il padre dei miei figli - la recensione del film

Il padre dei miei figli - la recensione

Raccontando, attraverso il personaggio fittizio di Grégoire Canvel, la triste storia del produttore indipendente Humbert Balsan, morto suicida il 10 febbraio del 2005, Mia Hansen-Løve ha voluto fare un film vero, mutevole e imprevedibile come la vita.

Sincero, schietto e privo di quell'autoreferenzialità che contraddistingue i film sul cinema, Il padre dei miei figli ha il coraggio di lanciare una difficoltosa sfida allo spettatore, privandolo, a circa metà della narrazione, di un protagonista con cui identificarsi. Per un'ora o poco più, infatti, descrive minuziosamente la quotidianità di un personaggio che ha il carisma di un eroe e la verve di un artista. Poi, improvvisamente e bruscamente, lo fa uscire di scena, lasciando non solo ai suoi familiari, ma anche al pubblico, il gravoso compito di elaborare il lutto. Accettiamo la perdita perchè il dolore delle persone che sopravvivono a Grégoire/Humbert non è mai urlato nè ostentato. Semmai è attonito, e quindi realistico.

Concluso il primo atto, con un repentino cambio di stile la macchina da presa comincia a seguire le donne di casa Canvel: a scuola, al lavoro, a casa, in macchina, nella banalità di piccoli gesti e nella grandiosità di tentativi più o meno riusciti di tirare avanti. Questa moltiplicazione dei punti di vista, che riempie il vuoto lasciato da un'ingombrante presenza, è sì interessante, ma non sempre funziona, da un lato perchè la regista si perde in una serie di sottotrame che manca di sviluppare, dall'altro perchè le emozioni dei personaggi non fluiscono liberamente, restando quasi congelate. Avremmo voluto anche dei personaggi femminili più concreti, meno evanescenti, ma forse non possono che apparire così se confrontati con Grégoire.

Sono piccoli difetti, comunque, e soprattutto sono le ragioni di una regista che rispetta qualsiasi scelta, perfino quella del suicidio, sicuramente sbagliata ma frutto della volontà di creature che hanno il dono del libero arbitrio. C'è un'altra cosa, infine, per cui abbiamo apprezzato Il padre dei miei figli, e cioè la difesa di un cinema coraggioso e impegnato, lontano dalle impietose logiche delle major e dal divismo. Un cinema che rischia di non esistere più e che forse possiamo continuare a conoscere solo grazie alla Francia, uno dei pochi paesi in cui la cultura ha ancora un'importanza.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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