Il Mostro dei Mari, la recensione della bella avventura marinaresca animata Netflix

02 luglio 2022
4 di 5

Con echi della grande letteratura marinaresca, il fiabesco Il Mostro dei Mari, film di animazione Netflix diretto dall'ex-Disney Chris Williams, è uno spettacolo convincente con ridimensionabili difetti. La nostra recensione.

Il Mostro dei Mari, la recensione della bella avventura marinaresca animata Netflix

In una reinvenzione fiabesca del periodo tra il XVII e il XVIII secolo, grandi galeoni e grandi cacciatori solcano gli oceani per uccidere i mostri marini che popolano le acque: il secondo Jacob sta per ereditare la nave "Inevitabile" dal capitano Crow, suo mentore ossessionato da un'ultima missione, l'eliminazione della Furia Rossa, che gli costò l'occhio decenni addietro. I cacciatori sono un mito per tutti, compresa l'orfana Maisie, che ha perso mamma e papà impegnati su quel fronte. La piccola sgattaiola come clandestina sull'Inevitabile, mettendo Jacob in una posizione molto scomoda...

Che piacevole, delicata e convinta sorpresa questo Il mostro dei mari. Realizzato per Netflix senza estro grafico particolare, ma con una grande dovizia tecnica di realismo e credibilità dalla Sony Pictures Imageworks, è un film di animazione dal respiro raro e dal sapore avventuroso irresistibile. Lo dirige e in parte scrive Chris Williams, una delle colonne del Rinascimento Disney, dalla fine degli anni Novanta come story artist, poi coregista di Bolt, Big Hero 6 e Oceania. Anche se il soggetto è originale, non c'è nulla che si possa definire tale nel Mostro dei mari, lo ammettiamo: sono evidenti gli echi di classici come Moby Dick e L'isola del tesoro, e l'atmosfera che si respira a bordo dell'Inevitabile ha il fascino delle scorribande piratesche, porta l'eco di quel leggendario mondo alternativo, con le fondamenta piantate nella legge degli abissi e non nella terraferma.

Williams però tiene alta la bandiera della migliore tradizione disneyana, in una calibrata, precisa e ineccepibile costruzione dei protagonisti, le cui vicende private riflettono il passaggio di un'epoca, una presa di coscienza, uno spartiacque tra un modo antico di concepire il mondo e un orizzonte destabilizzante, eppure carico di speranza. E gli stereotipi, in buonissima fede, diventano un modo per comunicare, invece che pigre consuetudini. Crow è il passato: generoso e affezionato ai più giovani, senza però più la capacità di reinventarsi. Maisie è il nuovo, in tutto e per tutto, pronta a mettere in discussione le regole del gioco. Jacob è la generazione di mezzo, chiamata alla prova più difficile: maturo abbastanza da sapere di dovere tanto agli anziani, di non poter mancar loro di rispetto, ma abbastanza giovane da capire che lo sguardo di Maisie è prezioso.

Le tre pedine principali in gioco diventano così le guide per un coinvolgente discorso sul cambiamento e l'accettazione, dove i mostri marini hanno una doppia lettura: una è quella più ovvia, ecologica. Scambiando i mostri con le balene, il film e il suo messaggio terrebbero perfettamente, anche perché il registro è generalmente realistico e non abusa della tenerezza cartoon (nonostante la Furia Rossa possa sembrarvi uno Sdentato di Dragon Trainer in scala ampliata!). Il mostro dei mari è però anche, e in questi tempi colpisce particolarmente, una riflessione su ogni sanguinosa guerra, mandata avanti col sacrificio di molti per interesse di pochi. Un'occasione per coinvolgere i più piccoli a riflettere su molti temi, attraverso un'avventura che ha la saggezza di non giocarsi troppo presto tutte le sue carte.
Forse si sarebbe potuto pretendere un design più ricercato nella CGI di personaggi e ambienti, un po' generici, e lascia un minimo amaro in bocca sul finale il sorvolare su un elemento della storia, che poco prima ci era stato presentato come abbastanza importante. Sono comunque peccati veniali, perché la fede del Mostro dei mari nel valore eterno di una tradizione narrativa così antica suscita, nel 2022, una notevole ammirazione.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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