Il mondo di Arthur Newman Recensione

Titolo originale: Arthur Newman

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Il mondo di Arthur Newman - la recensione del film con Colin Firth e Emily Blunt

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Il mondo di Arthur Newman - la recensione del film con Colin Firth e Emily Blunt

La terrà delle opportunità sembra sempre di più esserlo per gli uomini comuni, ma anche per gli attori, meglio se britannici. Ancora una volta, infatti, Colin Firth e Emily Blunt sono protagonisti di una storia profondamente americana come Il mondo di Arthur Newman, opera prima del regista pubblicitario Dante Ariola. Un racconto sulla seconda opportunità di cui è alla ricerca un uomo di mezza età, che non riesce a vivere un solo giorno in più la sua anonima routine di impiegato della FedEx della Florida, disprezzato dall’ex moglie e dal figlio. La sua vita è fatta di giornate tutte uguali, recriminazioni, noia e maglioni banali, tanto quanto le sue recriminazioni. Dopo attenta pianificazione un giorno si finge morto e assume l’identità sognata di Arthur Newman, campione di golf, quello sport e quella vita che molti anni prima gli erano sfuggiti e di cui incolpa la moglie e in generale il matrimonio.

Il mondo di Arthur Newman è costellato di motel, della provincia americana che ingoia a getto continuo anonimi fuggitivi. Nella sua strada incontrerà un’altra anima fragile in fuga da se stessa, interpretata dalla Blunt. Il loro rapporto è prima diffidente, poi diventa catartico: non indagando troppo sulle rispettive identità, sulle bugie e sui non detti, i due cercano il divertimento un po’ effimero, la rottura delle regole fine a se stessa, ma soprattutto alla loro rinascita. Così come in Ferro 3 di Kim Ki-duk i due si intrufolano nelle case vuote, frugano negli armadi, indossano i vestiti. Insomma continuano a ricercare nuove identità, a vivere vite di altri, con la speranza che possano essere migliori delle loro.

Per realizzare un Bonnie e Clyde come si deve ci vuole sintonia fra la coppia protagonista e dal questo punto ci siamo: Firth e Blunt sono convincenti al punto di essere la cosa migliore di un film che rimane un po’ sospeso, come non sapesse bene che direzione prendere. Appensantito da alcune sottolineature di troppo delle fragilità dei protagonisti (che bisogno c’era di aggiungere alla disadattata protagonista anche una bella schizofrenia?) Il mondo di Arthur Newman è un prodotto di onesta confezione che non osa troppo: il che finisce per essere il suo limite principale.






Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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