Il mio grosso grasso matrimonio greco 2: recensione della commedia con Nia Vardalos e John Corbett

22 marzo 2016
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I Portokalos mantengono l'energia dei bei tempi, ma il primo film non si batte.

Il mio grosso grasso matrimonio greco 2: recensione della commedia con Nia Vardalos e John Corbett

In barba ai puristi della commedia romantico-etnica dalla sceneggiatura di ferro - con l'imprescindibile suddivisione in tre atti, i personaggi tormentati da continui conflitti e il finale imprevedibile - Il mio grasso grosso matrimonio greco ha registrato nel 2002 un successo planetario, diventando un fenomeno della cultura pop e, in alcuni casi, persuadendo gli ipocondriaci più irriducibili a sondare l'efficacia curativa dei detersivi da vetro.

Scherzi a parte, per questa e per altre ragioni la ragazza dagli occhiali a fondo di bottiglia non poteva assolutamente esimersi dall'inventare e interpretare un sequel che riprendesse per mano la chiassosa famiglia Portokalos, conducendola in una Chicago magari meno florida in cui però fosse ancora possibile mangiare dell'ottima moussaka in un allegro ristorante chiamato Dancing Zorba. E infatti la talentuosa Nia ha esaudito le pressanti richieste dei suoi ammiratori e ha sfornato un secondo capitolo, ma se ha impiegato quattordici anni prima di scrivere Il mio grasso grosso matrimonio greco 2, è stato perché, prima di tornare a baciare John Corbett e a correre di nuovo dietro a un padre ingombrante e brontolone, aveva bisogno di una lampadina che miracolosamente si accendesse, di un'idea forte che scatenasse una fulminea e collettiva immedesimazione da parte di genti elleniche e xenos (stranieri), di grandi e piccoli, di uomini e donne.

Le donne... ecco: loro sì che si riconosceranno nella seconda avventura cinematografica di Fotoula detta Toula. Gli uomini forse un po' di meno, perché il povero Ian - che già nel primo film veniva messo da parte da Gus, Maria, Voula & Co. - qui miseramente scompare, ridotto a figurina di contorno che timidamente esprime le proprie perplessità di marito trascurato. La ribalta infatti, almeno all'inizio, è tutta per la protagonista femminile, che proprio come aveva fatto nel libro autobiografico "Instant Mom", sente la necessità di parlare della maternità, delizia ma anche croce per ogni individuo di sesso femminile che nel caotico 21esimo secolo si ritrova tormentato dalle pressioni di una società che richiede perfezione, efficienza e in certi casi perfino il dono dell'ubiquità. C'è un messaggio dunque nel film - e ci sono consigli su come raggiungere un equilibrio fra le proprie esigenze e quelle sia della famiglia di appartenenza che del nuovo nucleo che si forma con marito e figli. Va benissimo, ma per quanto utile e catartico possa essere per le donne multitasking di oggi questo manuale di autoaiuto per immagini, è di una storia che lo spettatore ha bisogno e di personaggi appassionanti che in qualche modo evolvono.

Ora, di personaggi appassionanti ce ne sono eccome ne Il mio grosso grasso matrimonio greco 2, e sono loro, più della coppia del primo film, il sale di 96 minuti di commedia. E' un vero piacere ritrovarli così esuberanti e greci all'ennesima potenza, a cominciare da papà Gus. La Vardalos si sofferma volentieri su di lui e si inventa un altro matrimonio: quello dei suoi genitori, appunto, costretti da una licenza non valida a giurarsi nuovamente amore e fedeltà eterna. Al di là della riproposizione della formula nozze roboanti e un po' pacchiane (aggiornata con un'incursione nel lezioso mondo delle wedding planners), c'è in questo cambio d'età degli sposi un intelligente tentativo di riflettere su come dovrebbe modificarsi e maturare l'amore, e visto che anche gli adolescenti hanno un pugno di scene, si intuisce perfino una nobile intenzione di raccontare l'amore e la famiglia in ogni fase della vita.

Sfortunatamente, in questo mare magnum di legami e di argomenti da toccare, ogni Portokalos rimane abbastanza uguale a se stesso e il film, pur essendo godibilissimo, finisce per appoggiarsi troppo su noti tormentoni e gag già utilizzate, somigliando così a una sitcom, un'ottima e spassosa sitcom, ma pur sempre una sitcom, vale a dire una forma di intrattenimento che, ahimè, riposa sulla ripetizione.
Toula, Ian e Paris crescono, è vero, ma per creare qualcosa di rivoluzionario o almeno di veramente nuovo, sceneggiatrice e regista avrebbero dovuto spingere in una direzione di follia, di eccentricità, magari di pseudotragedia poi felicemente risolta. Oppure scavare nell'interiorità di almeno uno dei protagonisti. Invece chi guarda resta come sospeso, rimpiange il romanticismo de Il mio grasso grosso matrimonio Greco e anche il suo ritmo, anche se deve constatare che un ottimo cast può fare quasi tutto il lavoro.

Senza gridare al film femminista, de Il mio grasso grosso matrimonio greco 2 si apprezza anche il suo ribadire che dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna e che alla fine sono le girls di tutte le età ad avere l'ultima parola. Lo dice anche Voula, che in fondo è la zia saggia ma sexy che ognuno di noi vorrebbe avere. Se non ha ragione lei...



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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