Il mio capolavoro Recensione

Titolo originale: Mi obra maestra

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Il mio capolavoro: la recensione del film argentino di Gastón Duprat presentato al Festival di Venezia 2018

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Il mio capolavoro: la recensione del film argentino di Gastón Duprat presentato al Festival di Venezia 2018

I due film precedenti, L’artista e Il cittadino illustre, Gastón Duprat li aveva diretti a quattro mani con Mariano Cohn. Il mio capolavoro, invece, lo firma da solo, anche se Cohn figura sempre come produttore e alla sceneggiatura c’è ancora il fratello del regista, Andrés: che, guarda caso, è anche il direttore del Museo nazionale delle belle arti di Buenos Aires.
Non è allora un caso che ancora una volta Duprat si ritrovi a parlare della figura dell’artista e della sua psicologia, di arte, del suo mercato e i suoi meccanismi, e delle sue interazioni col mondo.

In qualche modo, Il mio capolavoro va a fare coppia con The Square di Ruben Östlund - e, chissà, forse anche con il Velvet Buzzsaw che sarà tra pochi giorni su Netflix - nella sua voglia di fare satira sulla società in cui viviamo, sul suo culto per l’apparenza, sulle sue contraddizioni economiche e sociali.
E che il cinema di recente stia ragionando sempre più spesso sul mondo dell’arte, considerato anche che le opere vengono considerate oramai anche dei beni rifugio, non sembra certo un caso.

Certo, le prime parole che si sentono, in Il mio capolavoro, sembrano voler mettere lo spettatore in guardia: "Non chiedetevi che cosa significhi. L'arte non è la mera rappresentazione della realtà. L'arte può creare la propria realtà. Non pensate 'non lo capisco'. Non c'è niente da capire. L'idea è abbracciare l'esperienza, così come viene proposta ai vostri sensi."
Come a dire: guardatevi il film e non cercare di sovrapporgli troppi significati, immergetevi senza sovrastrutture nella sua realtà.

E la realtà del film di Duprat non è solo quella di una satira, ma anche di una specie di thriller (uno dei due protagonisti, il ricco gallerista Arturo, ci confessa di essere un assassino, e il perché lo scopriremo solo alla fine del film dopo un lungo flashback), e ancora di più una commedia divertente e a tratti anche amara su un’amicizia solida come solo possono essere quelle tormentate: l’amicizia tra Arturo e Renzo, un pittore burbero, problematico, dissennato e poco propenso a qualsiasi forma di compromesso.  

E però, seguendo la storia di Arturo e Renzo (Guillermo Francella e Luis Brandoni: bravissimi), le loro liti, le provocazioni reciproche, le loro inevitabili riappacificazioni, Duprat dipinge un mondo che è anche il nostro, racconta i tempi che viviamo e le loro contraddizioni, le cose che rischiamo di perderci per strada se perdiamo memoria di noi stessi, della nostra storia, delle cose che contano. Dell’Argentina, che è “particolare”, di Buenos Aires, che è "bella e decadente". E dell’arte che è un po’ imprevedibile e un po’ una truffa, a seconda da dove la si voglia guardare: di quell'arte che è la vita.

Il mio capolavoro
Il Trailer Italiano del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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