Il lato positivo - la recensione del film di David O. Russell

18 febbraio 2013
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L’equilibrio, la misura. La loro presenza, la loro mancanza. La consapevolezza e la capacità di rimettere il baricentro in posizione anche quando si è a un passo dal cadere. In questo, sostanzialmente, si basa la forza (tutta relativa) di un film come Il lato positivo.

Il lato positivo - la recensione del film di David O. Russell

L’equilibrio, la misura. La loro presenza, la loro mancanza. La consapevolezza e la capacità di rimettere il baricentro in posizione anche quando si è a un passo dal cadere. In questo, sostanzialmente, si basa la forza (tutta relativa) di un film come Il lato positivo.
David O. Russell i rischi non li ha di certo evitati, è anzi andato a prenderli regolarmente di petto nel raccontare la storia (rischiosissima) dell’amore tra due fuori di testa, nel contesto di un mondo comunque svalvolato. E con la spregiudicatezza di chi di eccessi se ne intende, si concede il lusso di colorare la figura del suo film fuori dai margini quando gli punge vaghezza, ma mai troppo e mai di continuo, mai pregiudicando la figura intera o confondendo l’estro con la cialtroneria.

Perché alla fine, si può tranquillamente dire, Il lato positivo mette da parte tutte le sue idiosincrasie e si conclude con un bacio romantico in mezzo alla strada che pare uscito di peso da un film di Nora Ephron. Si conclude con la ricomposizione di ogni frattura, nella migliore tradizione della commedia romantica edificante hollywoodiana. Ma David O. Russell lo fa con sguardo smaliziato e consapevole dell’esigenza di dare un contentino al pubblico (e all’Academy), e soprattutto del fatto che nel suo film the journey is the reward. Ché il senso sta tutto in quel che accade tra l’incipt del manicomio e la chiusura del bacio; di più: nel come accade.

Sono gli episodi singoli, nella loro singolarità e nella loro accumulazione a fare la forza de Il lato positivo, i dettagli ed i particolari e non un insieme che, sotto al trionfo dell’amore coronato, non si spinge molto oltre dichiarazioni poco originali (seppur ancora necessarie) come “in siamo tutti un po’ matti, l’amore stesso è una follia e il segreto è nella generosità con cui si è pronti a donarsi all’altro”.
David O. Russell lo sa bene, e oltre a mettere a disposizione un campo coerente e una strada narrativa via via meno tortuosa, si affida ad una capacità di scrittura capace, prima ancora che di ritmo e resistenza soprattutto di scatti veloci e di scarti sorpredenti.
E si affida ad un cast capace di reggere le situazioni più squinternate senza scomporsi troppo e quelle più retoriche senza mai imbalsamarsi.

Spicca per efficacia e magnetismo una Jennifer Lawrence davvero sorprendente, più ancora di un Bradley Cooper comunque solido e di un Robert De Niro che torna a recitare senza (troppe) smorfie e senza diventare maniera di sé stesso.
O, forse, proponendo una maniera funzionale al contesto in cui è calata.
Perché, ancora una volta, è nella capacità di calcolare non se, ma quanto è lecito spingersi fuori dalle righe - nel film, nei film, come nella vita - che si trova la forza ed il valore de Il lato positivo. Nelle righe, nello stare solo dentro le righe, dice David O. Russell, c’è solo la follia del grigiore, di chi non osa, di chi non vive.

 



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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