Il Grinta - la recensione del nuovo film dei fratelli Coen

17 febbraio 2011
4 di 5

Superando sé stessi e le proprie convenzioni abbracciandole obliquamente, i Coen omaggiano e reinventano un genere, e proseguono con personale coerenza il percorso del recente ed altrettanto bello A Serious Man.

Il Grinta - la recensione del nuovo film dei fratelli Coen

Il Grinta - la recensione

Il ciclone da fissare attoniti alla fine di A Serious Man è passato e ha lasciato il suo segno. Non è più tempo per cercare di fare ordine, di contenere il caos. Bisogna accettarlo, cercare di surfarne l’onda lunga, fare i conti con una morte senza ragione e affiancarsi ad eroi che eroi non sono (più).
È quello che fa la straordinaria Hailee Steinfeld, la sua Mattie, ragazzina protestante che con una rivoluzione copernicana tanto semplice quanto profonda diviene il centro di un racconto western che non è classico, né revisionista, né post-moderno ma è tutte queste cose messe insieme, per diventare qualcosa di nuovo. Perché il ciclone si è abbattuto anche sul genere (sui, generi) e ragionare secondo quei termini è oramai inutile.

Eccola, allora, Mattie. Eccola immergersi in un mondo che le è stato alieno (pur facendone parte) per assorbirlo, trasformarlo e farsi trasformare da esso, per farne parte a costo di una parte (di sé). È lei, ragazzina la cui ingenuità e determinazione riusciranno a conquistare e trasformare lo smaliziato e pigro relitto di un mondo che non è più di Jeff Bridges, così come il giovane e affettato personaggio (già) da circo, da West da cartolina, di Matt Damon.
E se il Grinta di Bridges è perfetto corrispettivo western del Drugo, Il Grinta dei Coen è il loro film più lebowskiano dai tempi del Grande Lebowski. Qui come lì, una strampalata quest condotta da protagonisti ancora più strampalati, incontri lisergici, confronto con un mondo in disfacimento che alcuni personaggi tentano perlomeno di cogliere mentre altri vi si vorrebbero semplicemente abbandonare alla deriva. Qui “The love of decency does not abide in you”, lì “The Dude Abides”.

Superando sé stessi e le proprie convenzioni abbracciandole obliquamente, i Coen omaggiano e reinventano un genere, tratteggiano con luterano rigore ed ebraico misticismo un incontro che capace di scuotere in egual misura un vecchio ubriacone e una ragazzina rigida e caparbia. Sintetizzando, in quell’ incontro spigoloso e tenero e nelle sue conseguenze, la consapevolezza amara della fine di un’era. Di una trasformazione, una transizione inevitabile e necessaria. Alla quale tutti, ognuno a suo modo, consapevolmente o meno, sono chiamati a partecipare, pagando un prezzo che è offerta (generosa) delle proprie possibilità. Allora, nel west, come oggi.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento