Il Giorno più bello del Mondo: la recensione del film di Alessandro Siani

25 ottobre 2019
3.5 di 5
9

Il regista/attore napoletano resta nel territorio della favola, ma commuove oltre a divertire e si avvicina al fantasy e a un po’ d'azione.

Il Giorno più bello del Mondo: la recensione del film di Alessandro Siani

Si definisce ancora "un regista abusivo" Alessandro Siani, eppure gli incassi da capogiro dei suoi tre lungometraggi, in particolare Si accettano miracoli, sono la chiara dimostrazione del fatto che non solamente il pubblico napoletano o campano, ma la popolazione dell'intero stivale, dalla Sicilia al Trentino Alto Adige, adora le sue commedie, favole in cui il divertimento si intreccia con il romanticismo di una love-story fra il personaggio interpretato di volta in volta dall'attore e la bella di turno. Questa formula, ben collaudata, Siani poteva sfruttarla un altro po’, cambiando i co-protagonisti e le fanciulle da conquistare. E invece no, perché i grandi intrattenitori che il successo fortunatamente non priva né di compassione né di empatia sentono una responsabilità nei confronti dei loro spettatori, e per il buon Alessandro lo spettatore è un "aspettatore", uno che non va al cinema solamente il 26 dicembre e il 1° gennaio in cerca del divertimento grossolano da cinepanettone, ma che sempre più è un essere pensante, che su Netflix e Amazon Prime si ubriaca di serie tv e che ama soprattutto il fantasy. E infatti, Il Giorno più bello del Mondo è un fantasy - perché c'è un bambino che sposta e fa volare gli oggetti - ma è anche tanto altro, e questo "altro" è indice di un coraggioso tentativo, da parte di Siani, di varcare i confini sia regionali che nazionali, cuocendo in un pentolone una pozione magica che ha fra i suoi ingredienti un pizzico di azione, una spolveratina di fumetto e la giusta dose di temi attuali e scottanti e di leit-motiv delle commedie nostrane di qualche decennio fa.

Di squisitamente contemporaneo l'opera quarta di A.S. ha una riflessione, forse un po’ blanda, sulla tecnologia che influenza le nostre vite e che, risolvendo i nostri problemi pratici, ci priva di quell’arte di arrangiarci che da tempo immemore caratterizza il nostro popolo. Di classico, invece, ha la difesa dei deboli e degli svogliati che non ce l'hanno fatta, ma che con un piccolo aiuto da parte del destino possono riscattarsi, recuperando non solo affetti e denaro ma anche la dignità e realizzando i loro sogni di bambini. Anche Arturo Meraviglia da bambino aveva le sue fantasticherie, oltre al desiderio di conservare lo splendore del teatro di suo padre, e per fortuna la vita si dimostrerà buona con lui. E se non abbiamo dubbi circa il raggiungimento da parte del personaggio di una meritata felicità, a sorprenderci è il modo in cui il ragazzo dai capelli ricci e il cappello sempre in testa la otterrà. Per afferrarla, l'ammiratore numero uno di Massimo Troisi dovrà scontrarsi con uno scienziato con la faccia da Joker e sarà costretto a lasciare la sua comfort-zone. Dovrà sventare piani diabolici e diventare un eroe, un eroe un po’ "scamuffo", certo, perché negli universi immaginati da Siani l'astuzia è donna, e anche la determinazione è donna, e la donna qui non è una principessa da salvare o una damina da proteggere.

Da accudire ci sono invece dei bambini, e Il Giorno più bello del Mondo è anche una celebrazione dell'infanzia, di quei piccoli uomini a venire che sono più puri, più scaltri, a volte più maturi degli adulti. Siani regista dirige bene i suoi Leone Riva e Sara Coccia e ai personaggi che interpretano dice di andare a giocare all'aperto, di sporcarsi, e forse lo dice anche ai grandi, che si sono arresi alla mediocrità e a un vivere che è più un sopravvivere. Ciò non significa che la cifra del film sia malinconica, ma di sicuro chi guarda viene caldamente invitato a sfidarsi per poi cambiare.

E’ ritmata e attraversata dalla giusta tensione la seconda parte de Il Giorno più bello del Mondo, e riserva più di un colpo di scena, oltre a parlare di emarginazione e diversità, ed è in questa metà di film che risulta più evidente il cambio di rotta e il grande mutamento intervenuto nel regista/attore, ma è fra le strade e stradine di Napoli, nelle sue bellissime piazze (Piazza del Plebiscito in testa) e nelle sue case piene di cose che il film commuove ed emoziona maggiormente, richiamando alla nostra memoria una certa tradizione teatrale. Accade così che in Arturo facciano capolino i De Filippo, il che non è affatto male.

Siani si contiene, improvvisa meno ed è più attore cinematografico, ma in alcune scene è irresistibile e spassoso come non mai, e perfettamente padrone dei tempi comici, e chiunque sia il suo interlocutore o la sua spalla, riesce sempre a far ridere a crepapelle, senza volgarità e senza battute scontate, e se Gigi Proietti resta a tutt’oggi l'indiscusso re delle barzellette, Il Giorno più bello del Mondo consacra Alessandro Siani come il miglior narratore, anzi aggiornatore, di fiabe classiche (andare al cinema per credere). E però, proprio perché ha imparato a muoversi fra i generi e a interagire anche con i bambini o i dotti, medici e sapienti di un centro di ricerca, e ha capito che anche a Bolzano la gestualità napoletana e le pizze fritte possono avere un fascino sempiterno, Alessandro Siani dovrebbe sbarazzarsi della corte di attori comici che gli restituiscono la battuta e che sono troppo legati al mondo da cui provengono e perciò poco esportabili. Si tratta di attori bravissimi, con una robusta tradizione teatrale alle spalle, che tuttavia spesso restano macchiette. Ma probabilmente è solo questione di tempo. Il nuovo Siani secondo noi è quasi pronto per lasciarsi alle spalle il parcheggiatore abusivo, il barbiere e il saggio del quartiere e assurgere al ruolo di portatore unico di napoletanità, caratteristica (o condizione) che non è semplice da spiegare a uno straniero e che significa gentilezza e ossequio, nobiltà nella miseria ed esuberanza. Inutile dire che è mille volte meglio dell'arroganza della capitale o delle rigidità di certo nord. Ce ne vorrebbe di più nel mondo e Alessandro dagli occhi blu ora ha il compito di portarla là dove solitamente non osa il cinema italiano.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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