Il delitto perfetto - la recensione della versione 3D del film di Alfred Hitchcock

22 settembre 2013
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Torna in sala nella versione originale in 3D il classico del regista del brivido

Il delitto perfetto - la recensione della versione 3D del film di Alfred Hitchcock

Quando nel 1953 Alfred Hitchcock decise di realizzare per la Warner Il delitto perfetto,  lo fece perché sapeva di poterlo girare velocemente per poi passare ad altri progetti più ambiziosi per la Paramount. Si era in piena mania da 3D, utilizzato in genere in modo rozzo per facili effetti di rilievo da film di fantascienza o dell'orrore, e generalmente sofferto dagli spettatori che dagli occhialetti bicolori necessari alla visione ricavavano spesso un gran mal di testa. Anche la Warner aveva sfruttato questo espediente tecnico e dopo aver prodotto lo stesso anno La maschera di cera di André De Toth, scelse di realizzare in 3D anche Dial M For Murder - titolo originale del film tratto da una pièce teatrale di Frederic Knott - ben consapevole che un geniale sperimentatore come Alfred Hitchock avrebbe saputo utilizzarlo al meglio delle sue possibilità. Per contratto, però, il film non avrebbe potuto uscire fino alla fine delle repliche della pièce inglese, che dopo il successo in patria aveva conquistato anche Broadway. La data coincise col 1954, quando ormai il giochino aveva stancato, e dunque il film, dopo una limitata release americana in 3D, a grande richiesta venne sostituito da copie bidimensionali, vanificando lo sforzo creativo e pratico richiesto al regista dall'utilizzo dell'ingombrante macchinario.

In Europa il film non venne mai visto com'era stato pensato e realizzato dal maestro inglese e solo in seguito al restauro digitale realizzato dalla Warner l'anno scorso abbiamo oggi la possibilità di farlo. La storia del marito narcisista e psicopatico che organizza un piano apparentemente a prova di bomba per far fuori la moglie fedifraga e ricca, viene scelta da Hitchcock proprio per la comodità dell'impianto teatrale, che gli consente una durata stringata e una concentrazione dell'azione in un ambiente prevalente o unico, come aveva fatto 5 anni prima con Nodo alla gola. Sono elementi che permettono di valorizzare al massimo il budget limitato a sua disposizione e di accentuare la suspense e la claustrofobia della vicenda. E' magistrale l'uso del colore utilizzato per sottolineare la situazione psicologica dei personaggi, soprattutto nei vestiti di Grace Kelly, qui alla sua prima prova con Hitchcock: vestita all'inizio col rosso acceso della passione, dopo il bianco della vestaglia che indossa la notte del previsto omicidio, passa via via, man mano che discende nell'incubo, ad abiti sempre più scuri, perdendo contemporaneamente di luminosità.

Considerato da Hitchcock un film minore, Il delitto perfetto è in realtà un compendio dei temi e delle capacità del regista britannico, che lo dissemina di tocchi umoristici e utilizza il 3D in funzione di una maggiore profondità di campo e per evidenziare - come fa anche nei film bidimensionali - gli oggetti fondamentali per la storia: dopo i segni della forchetta in Io ti salverò e il bicchiere di latte de Il sospetto, stavolta tocca al disco del telefono, alle forbici, alla serratura e alla chiave. I personaggi vengono a volte ripresi dall'alto (ad esempio in occasione del colloquio tra Milland e Dawson) ma per lo più dal basso, dalla famosa buca fatta scavare apposta per avere la mdp a livello del pavimento e dipingere in modo più intenso i rilievi e i contrasti all'interno del soggiorno in cui ci sembra a tratti di camminare. E nella famosa scena della disperata lotta tra Grace Kelly ed Anthony Dawson la tridimensionalità viene sfruttata nel modo più efficace possibile, conducendo il pubblico direttamente all'interno del momento più drammatico del film e dandogli l'illusione di poter intervenire.

Vedere o rivedere oggi Il delitto perfetto - che quasi tutti abbiamo conosciuto in una versione televisiva bidimensionale e doppiata - significa ammirare senza riserve il genio di un uomo che poteva rendere appassionante e coinvolgente qualsiasi momento della narrazione e il cui cinema non contemplava tempi morti.

E' straordinaria ancora oggi l'interpretazione suadente di Ray Milland, uno dei molti affascinanti cattivi del cinema del regista inglese. E' da applauso la scena in cui, smascherato, si versa un whisky e lo offre poi ai testimoni del suo scacco. Ottime le performance degli altri protagonisti, in maggioranza provenienti dalla versione teatrale, con menzione speciale per l'ispettore Hubbard di John Williams, mentre una Grace Kelly di radiosa bellezza appare ancora un po' acerba.

Non manca ovviamente il consueto cammeo di Alfred Hitchcock, ma per vederlo bisogna prestare particolare attenzione alle foto.

Il Delitto Perfetto
Trailer Ufficiale della versione restaurata del Film - HD


  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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