Il cuore grande delle ragazze - la recensione del film di Pupi Avati

02 novembre 2011
3 di 5

Il cuore grande delle ragazze può essere solo di Pupi Avati, per le atmosfere, l'occasione, il gusto misto dolce e cinico, la voce fuori campo, i colori dorati e le note di Lucio Dalla.

Il cuore grande delle ragazze - la recensione del film di Pupi Avati

Il cuore grande delle ragazze - la recensione del film di Pupi Avati


Amori e dolori di uno "sbagerla", di un mezzo mascalzone, mezzo perché con il filtro dei ricordi, tanto più personali, le figure si ingentiliscono e "nostro" nonno può diventare l'ex cantante dei Lunapop. Il cuore grande delle ragazze può essere solo di Pupi Avati, per le atmosfere, l'occasione, il gusto misto dolce e cinico, la voce fuori campo, i colori dorati e le note di Lucio Dalla. Pupi, non è certo l'unico, ma è sicuro uno di quei registi di cui si può dire o lo prendi così, sempre (anche se con qualche sfumatura), o non ti piace (proprio). E penso che anche lui ne sia più che cosciente, perché in effetti il suo modo di fare cinema, con una media di uno all'anno da quarantatre, non soffre mai la pigrizia del mestiere, della direzione, della scena, semmai accusa un inceppamento a ritroso.

Quindi il film, che è il nostro argomento, prende tutto di Avati, e trova la metà degli anni Trenta, dopo che c'erano stati i Cinquanta (Gli amici del Bar Margherita), i Quaranta (Il papà di Giovanna), i Venti (Il cuore altrove), la realtà contadina della campagna del centro Italia e il nonno del regista che diventa Carlino Vigetti (Cesare Cremonini). Carlino ha dalla sua l'illetterata simpatia e il fatto che piace alle donne, ma questo non basta a salvare il podere del papà mezzadro, che quindi gli chiede di scegliere una delle due illibate e bruttine figlie del padrone. Lui ci prova, un'ora al giorno, ma quando vede Francesca (Micaela Ramazzotti) perde la testa, piange e ribalta il piano del padre, lei si inebria del suo alito di biancospino e ricambia subito celebrando le nozze.

Si vede che è amore a prima vista quello di Carlino per Francesca, ma soprattutto quello di Avati per il tempo che fu, la sua giovinezza (in questo caso quella del nonno), la sua gente bolognese e il sesso senza malizia; è quell'amore a prima vista che ti fa colorare i grigi, divertire le tristezze e anche non pensare ai motivi di un trentottesimo racconto, che tuttavia funziona. Cremonini ci mette spontaneamente la sua nostalgia e la sfrontatezza un po' cialtrona che confina in poesia, Micaela la romanità veracissima di una bella donna che ti fa ridere. Il cuore grande delle ragazze, sarebbe quello di sopportare gli uomini libertini, di essere donne, mamme e seduttrici affidabili (da cui i mariti tornano sempre dopo l'amante di turno). Perché il sesso si faceva, tanto, molto più a quel tempo, ma non si analizzava. L'amarcord di Pupi ha qualche piccolo dramma senza contorni cupi, che lo avrebbero intristito e non è il momento, ha una cocciuta e tenera Ramazzotti che vuole il suo povero ma bello (prima e buona prova).

Il cuore del film è la famiglia rurale di un tempo che Pupi scruta con gli occhi a fessura e ci restituisce com'era e come vorrebbe fosse stata. Questo è un altro mattone del suo premuroso rifugio poetico che danza sui quei ritratti, poco approfonditi, ma buffi, romantici e pungenti. Così la ragazza dalle trecce chilometriche per voto, le suore, le anziane devote, gli uomini in preda agli istinti e le graziose smaliziate. Tutti, nei ricordi fiabeschi e furbeschi di quelle radici del primo Novecento che si (ci) porta dentro. La nostalgia, ancora, qui è un gioco.



Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento