Il comandante e la cicogna: la recensione della nuova commedia di Silvio Soldini

17 ottobre 2012

Disgustato dalla melma in cui nuota l'Italia, Silvio Soldini tenta la strada della leggerezza, ma abbracciando il surreale fa un passo falso.

Il comandante e la cicogna: la recensione della nuova commedia di Silvio Soldini

Se c'è un personaggio del nuovo film di Silvio Soldini che possiamo identificare con il regista, la nostra scelta non potrà che ricadere sulla cicogna.
Come il timido volatile dal becco arancione e dalle zampe slanciate guarda il mondo dal cielo, così Soldini osserva le umane cose e i suoi personaggi dall'alto, cercando di conservare una visione d'insieme e ascoltando le ragioni di tutti.
Nel bene e nel male. Nel bene perchè, invece di rinchiudersi in due camere e una cucina, spazia fra le case, i mestieri, le persone e i punti di vista.
Nel male perchè, nonostante l'affetto che dimostra nei confronti delle sue creature, l'impressione è che a volte le perda di vista troppo a lungo, per ritrovarle e tornare a raccontarle nel momento in cui ormai hanno esaurito la loro vitalità.

Quando si ha a che fare con un film corale, è una cosa che può succedere, ma ci piace pensare che, nel caso del regista di Pane e tulipani e Brucio nel vento, lo squilibrio fra i vari percorsi sia frutto non del caso, ma di un’esigenza di libertà creativa legata a un nuovo genere da percorrere.
Dopo il realismo, più o meno poetico, di Giorni e nuvole e Cosa voglio di più, Soldini non si è limitato infatti a guardare nuovamente il nostro povero paese attraverso la lente colorata della leggerezza, ma ha voluto addirittura introdurre un elemento surreale, e cioè alcune statue parlanti.
Al contrario del volatile che porta i bambini, la loro presenza è decisamente e fastidiosamente ingombrante. Condannando, dall'alto di cavalli, colonne e piedistalli, la contemporanea corruzione, i vari Garibaldi, Leopardi e Leonardo Da Vinci finiscono per trasformare il film in un'operetta morale,
che rende archetipici dei personaggi che nelle intenzioni degli sceneggiatori dovevano essere caldi.

C'è molta poesia nel cuore onesto di questi ultimi, e c'è grande fantasia nella varietà dialettale che li caratterizza, ma ad eccezione forse dell'idraulico napoletano di Valerio Mastandrea, restano entità evanescenti, bidimensionali come le figurine del sito internet della pittrice sbadata interpretata dalla Rohrwacher. E’ ben girato (in digitale) Il comandante e la cicogna, e fa un uso intelligente e giustamente moderato degli effetti speciali, ma non avendo nè il piglio di una favola moderna né l'euforia onirica di un racconto nato dalla pura immaginazione, non si libra mai da terra.
Soldini ci ha abituati a ben altro e forse ci avrebbe stupiti di più se avesse dato retta al suo primo folle impulso di girare un musical.
Lo aspettiamo al varco al prossimo film.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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