Il colpo del cane - recensione della stravagante commedia cinofila

18 settembre 2019
3 di 5

All'opera seconda, il giovane regista romano conferma il suo talento visivo e sonoro, anche se si avverte qua e là la necessità di dilatare una storia nata per un cortometraggio.

Il colpo del cane - recensione della stravagante commedia cinofila

Ha un bel talento, Fulvio Risuleo, e lo esercita senza parsimonia in più settori: giovanissimo diplomato del Centro Sperimentale, a 23 anni firma due cortometraggi, Lievito madre e Varicella, entrambi presentati e premiati al Festival di Cannes, e a 26 realizza un lungometraggio fantasioso e originale, Guarda in alto, cui segue una serie per il web, Reportage Bizarre, dedicata ai vari quartieri di Parigi, volumi a fumetti scritti e a volte disegnati (l'ultimo, Sniff, uscito in questi giorni), una webseries gialla interattiva (Il caso Ziqqurat) e la sua seconda, singolare commedia cinematografica, Il colpo del cane. Sceso dai tetti su cui si svolgeva il suo primo film, Risuleo ci conduce stavolta in un'altra Roma poco vista al cinema, il cui unico aggancio col centro è la “magica” piazza Vittorio. Per il resto il film si svolge in quel non luogo della periferia tra la Magliana e la Laurentina, conosciuto solo da chi ci vive, dove ruderi antichi spuntano in mezzo alla campagna e pascolano ancora le pecore. In una di quelle location Pasolini ambientò Uccellacci e uccellini, e sorprende vedere come, oltre 50 anni dopo, la “civiltà” sia venuta solo marginalmente a reclamare quello che adesso fa parte di un parco e ha conservato le sue caratteristiche.

È in uno sfasciacarrozze nei paraggi che il sedicente veterinario dottor Mopsi dà appuntamento a Marti, alla sua prima volta da dog sitter, che ha accettato di far accoppiare il bulldog francese Ugo, affidatole per il weekend da un'acida antiquaria (un gustoso cammeo di Anna Bonaiuto) con una femmina di razza in cambio, ovviamente, di soldi. Spalleggiata dalla compagna Rana, Marti pensa di poter ottenere assai di più dei pochi euro che le verranno dati per tenere il cane nel fine settimana, ma l'inoffensivo Mopsi con uno strano taglio di capelli e un biglietto da visita sospetto, è in realtà un ladro di cani, che costringe le ragazze a un faticoso e problematico inseguimento. A questo punto il nastro si riavvolge, per così dire, tornando al punto di partenza (un black out generale durante una festa) e inizia la storia del malvivente, che, lungi dall'essere un professionista come pensano le ragazze in preda al panico, è un poveraccio al suo primo colpo, arrivato quasi per caso a quella drastica scelta dopo aver provato in tutti i modi a cercare una soluzione onesta.

È la storia del timido metallaro, che in realtà si chiama Orazio, è solo, disoccupato e afflitto da una tosse continua e fastidiosa, la parte più interessante, divertente e anche malinconica di un film che rispetto all'esordio di Risuleo risulta più squilibrato, come se a un certo punto il personaggio, interpretato con divertente e tenera goffaggine da Edoardo Pesce nelle sue due versioni, avesse preso il sopravvento su tutto il resto. Restano più in ombra, a parte i problemi di precarietà, Marti e Rana, rese con vivacità da Daphne Scoccia e Silvia D'Amico, mentre Mopsi/Orazio ha una dettagliata backstory che ne fa quasi un altro film (e crea perfino la voglia di vedere un seguito delle sue avventure). È in questa parte che spuntano quei personaggi strani ma plausibili e interessanti che popolano i lavori di Risuleo, come la gentile ma inaffidabile vicina di casa musicista di cui il nostro si invaghisce, il “sensale di cani” (Antonio Bannò) con moglie e figlio neonato, che gestisce il suo “business” sul retro di un negozio di animali o il proprietario napoletano che gli propone il furto in cambio di soldi (ovviamente falsi). Ed è molto bella, divertente e ben recitata la scena con la madre e il fratello, che lascia in bocca un sapore amaro.

Sono personaggi veri, quelli di Risuleo, e al tempo stesso creature da fumetto, e sono tutti, vecchi e giovani, dei poveracci che cercano a modo loro di sbarcare il lunario, provando magari a fregare quelli che non ti fanno campare perché si tengono stretti soldi e privilegi. Tra questi underdog esce vincente il dog, il vero cane, che riscopre la natura e si libera degli orpelli ridicoli con cui alcuni esseri umani amano coprire questi poveri giocattoli viventi per capriccio e vanità. Nel film campagna batte città e il piccolo Ugo, così espressivo e attento, sente finalmente il richiamo della foresta riuscendo, almeno lui, a liberarsi dalle pastoie che tengono schiavi i suoi padroni.

Tra thriller e commedia di costume, Il colpo del cane conferma il talento dell'autore, che dimostra ancora una volta un orecchio sopraffino per la  musica e il tessuto sonoro del film, oltre a un occhio non comune per i luoghi in cui ambientare le sue storie oblique e trasversali. Per superare la sua opera prima, a parer nostro più riuscita, stavolta al film manca un po' di coesione e solidità, conseguenza forse dell'aver dovuto allungare un soggetto nato per un cortometraggio, ma nutriamo ferma fiducia in un regista che non ha ancora finito di crescere.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento