Il caso Kerenes - la recensione del film romeno vincitore della Berlinale 2013

04 giugno 2013
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Diretto da Calin Peter Netzer.

Il caso Kerenes - la recensione del film romeno vincitore della Berlinale 2013

Cornelia è una donna dal carattere forte, per usare un eufemismo. È una maniaca del controllo che non accetta nemmeno l’idea che il figlio, oramai ultratrentenne, sia indipendente e maturo, o cerchi di esserlo, che risponda con rabbia e fastidio alle sue “amorevoli” attenzioni.
E quando il suo bambino(ne) investe e uccide un ragazzino di 14 anni, Cornelia vede nel drammatico incidente l’opportunità per rimettere le mani sulla sua vita, per riassumerne il controllo, riportarlo nell’utero dal quale cerca disperatamente di fuggire.

Vincitore dell’Orso d’oro alla Berlinale del 2013, Il caso Kerenes è tutto imperniato sulla figura di una virago dallo spessore quasi shakespeariano, interpretata con spietata e ruvida efficacia da Luminita Gheorghiu, dominatrice incontrastata di ogni scena e di quasi ogni inquadratura, perfino in sua assenza.
Il naturalismo nervoso e il costante movimento di macchina da presa ed eventi assieme - che il romeno Calin Peter Netzer mutua dalla nouvelle vague cinematografica emersa nel suo paese negli ultimi anni, della quale fa parte a pieno titolo - è funzionale quasi interamente alla propulsione lungo una traiettoria ben delineata, al compimento di un unico e articolato percorso catartico che riguarda tanto Cornelia quanto suo figlio.
Lei vedrà finalmente ridimensionata e ricollocata la sua onnipresente e presuntuosa dirompenza, la progenie inetta e castrata che ha generato troverà solo nel culmine della tragedia e dell’umiliazione la forza di affrancarsi dalla donna senza guerre di sentimenti che farebbero solo vittime e nessun vincitore.

Ma Netzer, come già aveva dimostrato con il precedente Medalia de onoare, visto al Torino Film Festival di qualche anno fa, utilizza anche le vicende intime e singolari per raccontare una realtà più ampia: a far da sfondo alla corruzione di un rapporto familiare, c’è infatti quella di un tessuto sociale che pare sempre pronto a piegarsi all’interesse e alla convenienza becera e privata, a dominare con prepotenza quando non viene dominato da qualcosa o da qualcuno. Un tessuto sociale che incontrerà la sua catarsi parallelamente a quella di Cornelia e di suo figlio.

Forte quindi di interpreti, personaggi, messa in scena e capacità di scrittura, Il caso Kerenes trova però, paradossalmente, dei limiti proprio nella rigorosa e matematica efficacia della sua parabola narrativa.
Una parabola che è tracciata con una determinazione tale da non permettere alcuno scarto, alcuna deviazione dalla sua traiettoria prestabilita; che si articola lungo terreni già battuti senza la capacità di lasciare un impronta né nuova né profonda.




  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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