I Mitchell contro le macchine: recensione del film d'animazione su Netflix

30 aprile 2021
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Impatto visivo fortissimo, ritmo narrativo travolgente, comicità irresistibile e pure un pizzico di critica social-tecnologica. Ma alla fine quella dei Mitchell (contro le macchine) è una storia basata sui personaggi, sulle persone. Su un padre e una figlia. Disponibile in streaming su Netflix. Recensione di Federico Gironi.

I Mitchell contro le macchine: recensione del film d'animazione su Netflix

L'impatto è prima di tutto visivo. Travolgente, forse pure troppo (sento già echeggiare i vostri "ok boomer", ma sono fieramente della Generazione X, io). Ma una volta abituati: che gran goduria.
Sfondi acquarellati, disegno a mano libera, immagini fotografiche insertate e CGI gloriosamente imperfetta si mescolano per dare vita a qualcosa di mai visto prima, nell'animazione cinematografica mainstream. Le derive avanguardistiche di Spider-Man: Un nuovo universo si uniscono qui a quelle dei cartoon televisivi più creativi e artisticamente arditi, e con l'estetica dell'internet, di YouTube e di Instagram, con tutto il loro repertorio di filtri, sticker, animazioni ed effetti speciali low-fi.
E, se consideriamo anche la trama, e i richiami a film come Gli Incredibili e Wall-E, pare quasi che Mike Rianda e Jeff Rowe, suo co-regista, abbiano voluto in qualche modo prendere bonariamente in giro la perfezione estetica del mondo Pixar.
Sotto a questa gran caciara formale, perfettamente gestita e sempre funzionale, c'è però anche la storia. E che storia.

L'esplosività del copione di I Mitchell contro le macchine va di pari passo con quella delle immagini.
Quella della famiglia Micthell, in viaggio in auto per portare la figlia Katie al college quando scoppia l'apocalisse tecnologica, è una vicenda dal ritmo sfrenato, alla Helzapoppin', e dall'umorismo spesso irresistibile grazie a gag verbali e visive molto riuscite (un cane e due robot, su tutti, sono gli elementi più comici).
Eppure, in questo bailamme, Rianda e Rowe (supportati dalla coppia Lord & Miller alla produzione) trovano il modo di gettare qui e lì, in maniera del tutto organica, semi di riflessione e pause di respiro fugaci ma salutari.
Che la storia del film sia quella di un'intelligenza artificiale a-la-Siri che, stanca di essere utilizzata a fini demenziali e delusa dal fatto di essere improvvisamente considerata obsoleta dal suo creatore (che di nome fa Mark, e non per un caso), decide di prendere il controllo di ogni macchina "intelligente" del pianeta, compresi dei nuovissimi robot tuttofare, e di rivoltarsi contro l'umanità, conta fino a un certo punto. I Mitchell contro le macchine non è né un film luddista. Siamo lontani dai temi di un The Circle, per capirci.
Al limite, è un sempre utile reminder che spinga a utilizzare le tecnologie digitali a scopi di conoscenza, o per cose realmente utili, invece che per annullare ogni forma di pensiero.
Quello che conta, nei Mitchell contro le macchine, sono l'umanesimo e gli esseri umani, appunto.

Sbilenchi, confusionari, rumorosi, litigiosi, eccentrici, gloriosamente imperfetti (pure loro) i Mitchell sono personaggi nei quali è facilissimo identificarsi, proprio in virtù dei loro difetti. Se così li possiamo chiamare. Ma anche in virtù di dinamiche umanissime, e universali, come quelle che vedono coinvolti papà Rick e sua figlia Katie.
Katie sta per lasciare il nido, per volare al college e abbracciare la sua vita adulta. E questo Rick, come a ogni padre per cui la figlia sarà sempre una bambina, non va giù liscissimo. Tanto più che le differenze generazionali e gli inevitabili attriti dell'adolescenza, hanno fatto del loro un rapporto non proprio sereno, fatto di scontri, discussioni e soprattutto incomprensioni che son rimaste tali nel silenzio dei rispettivi orgogli.  
I Mitchell contro le macchine, tolta tutta la pur rutilante e coloratissima sovrastruttura, tolta la comicità, e il sarcasmo su un mondo dove quel che conta è l'apparenza postata su Instagram, è la loro storia. La storia di un padre e di una figlia che si ritrovano, si riscoprono. Che maturano, facendo fare un salto di livello anche al loro rapporto.
E che siate padri o siate figli, una lacrima di commozione di fronte a questa storia, che è una storia di puro amore, non ve la toglierà nessuno.
A casa mia, almeno, ne abbiamo versate.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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