I migliori anni della nostra vita: recensione del film di Claude Lelouch con Jean-Louis Trintignant e Anouk Aimée

17 settembre 2019
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il terzo capitolo della storia d'amore fra i personaggi conosciuti oltre cinquant'anni fa in Un uomo, una donna.

I migliori anni della nostra vita: recensione del film di Claude Lelouch con Jean-Louis Trintignant e Anouk Aimée

Claude Lelouch ama da sempre giocare con il cinema e la sua forma, con una libertà che spesso gli è stata rimproverata, così come la dipendenza nei suoi film dall’emozione e dall’amore. Il suo maggior successo, il fillm che ha reso noto nel mondo, con la palma d’oro a Cannes e l’oscar per il miglior film straniero, fu nel 1966 Un uomo, una donna. La storia d’amore fulminante, nata sulla spiaggia di Deauville, fra un pilota di auto da corsa, Jean-Louis (Trintignant) e Anne (Anouk Aimée), segretaria d’edizione nel cinema. Due vedovi giovani, lui con un figlio, lei con una figlia, più meno della stessa età. I due si incontrano e si amano in maniera travolgente eppure fugace

Lelouch era già tornato a far visita si suoi personaggi, nel 1986, in Un uomo e una donna, oggi. Questa volta però lo fa in grande stile, a oltre cinquant’anni di distanza, con Jean-Louis anziano e malato, chiuso in una casa di riposo, a cui Anne fa visita, su richiesta del figlio di lui. Non la riconosce, ma presto i loro incontri diventano sempre più intimi e fanno ringiovanire quel vecchio solitario, sempre nostalgico, che ricorda quella splendida donna, amore di un attimo, che “somiglia proprio tanto a lei”, come dice ad Anne.

Lelouch torna a raccontare l’ossessione per il tempo, che nel 1966 era proiettato sul presente e il futuro, con la coppia alle prese col tentativo di elaborare un lutto, facendo passare inesorabili le giornate di corteggiamento affinché potesse finalmente scoppiare l’amore fra loro. Questa volta è il passato a irrompere violentemente nella vita di loro due, ormai anziani. Un passato sotto forma delle (tante) scene prese dal film originale, con musiche e colonna sonora di Francis Lai e Calogero. Un passato implacabile che li mostra belli e giovani, mentre il rievocare luoghi, situazioni e le gite in macchina del passato li porta a scoprire un rapporto diverso e non meno simbiotico rispetto alla passione di amorosi sensi di cinquant’anni prima. Un costante gioco con la memoria che svanisce, come nel caso di Jean-Louis, o conduce fra passato e presente, fra sogno e ricordo, rievocazione e la disperata ricerca di nuovi momenti di vita, pronti a diventare a loro volta ricordi condivisi.

La nostalgia è irrefrenabile, ne I migliori anni della nostra vita, né Lelouch vuole porre un freno al fiume in piena di ricordi e di sovrapposizioni fra biografie personali degli attori e dei personaggi. Qui la memoria seleziona momenti in maniera molto contemporanea, come fossero scene viste su YouTube, sottolineando ancora una volta la torrenziale ricerca dell’emozione forte di Lelouch, talvolta eccessiva e imposta allo spettatore. Difficile non subire un supplemento di coinvolgimento emotivo legato alla reale malattia di Trintignant, che per sua stessa ammissione non ha mai superato la morte violenta dell’adorata figlia, e da due anni è malato di un tumore che ha deciso di non fronteggiare con nessun trattamento medico.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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