I'm Your Man: la recensione della commedia sull'amore tra una donna e un robot

13 ottobre 2021
3.5 di 5
6

Commedia sentimentale originale e bizzarra e al tempo stesso credibile, I'm Your Man è una parabola adatta ai tempi in cui viviamo. La recensione di Daniela Catelli

I'm Your Man: la recensione della commedia sull'amore tra una donna e un robot

A dispetto della premessa, è quanto meno superficiale definire I'm Your Man come un film di fantascienza. Sappiamo tutti che la robotica e lo sviluppo dell'intelligenza artificiale non sono ancora al punto tale da poter concepire androidi con fattezze umane capaci di sviluppare sentimenti e interagire con gli esseri umani, ma nel film questo è un dato di fatto immerso in un mondo contemporaneo, in una Berlino ultramoderna ma anche straordinariamente antica, un contrasto rappresentato alla perfezione dal Museo archeologico Pergamon, che fa da suggestivo sfondo alla storia e che è il luogo in cui lavora la scienziata protagonista, Alma, una donna delusa dalla vita e dall'amore e appassionata solo della sua ricerca: ha dedicato tre anni di studio con la sua squadra alle tavolette cuneiformi mesopotamiche, per dimostrare che in quella scrittura si esprimevano anche sentimenti e poesie. È in cambio dei finanziamenti per un viaggio sul campo che accetta controvoglia di partecipare a un test e si impegna per tre settimane a frequentare un robot con fattezze umane, programmato secondo i suoi gusti e desideri e con l'unico scopo di renderla felice. Il partner ideale insomma, un mr. Right costruito su misura, bellissimo e senza esigenze, che si può lasciare senza problemi in attesa sotto la pioggia, maltrattare e anche ignorare.

O almeno è questo quello che fa Alma inizialmente. Ma proprio il confronto col non umano le farà comprendere quante cose manchino alla sua vita e come si sia arroccata su vecchi rancori, isolata dal mondo e chiusa ai sentimenti per paura di soffrire ancora, dedicando i propri anni migliori all'infelicità. Che succederà tra Anna e Tom dopo le tre settimane che devono trascorrere insieme? La regista e co-sceneggiatrice Maria Schrader è molto abile a costruire una storia che ci riguarda tutti, sotto l'apparenza della commedia sentimentale più bizzarra: ai molti momenti divertenti e ironici se ne alternano altrettanti tristi e malinconici, man mano che la “relazione” va avanti e la protagonista scopre cose di sé che non sospettava nemmeno. In fondo è come se la presenza di Tom le servisse a conoscersi, più di quanto non abbia fatto coi precedenti rapporti, perché un robot non giudica, ma fa solo quello che è progettato per fare, in questo caso aiutare e dire la verità quando serve, senza filtri, osservando le reazioni del partner umano e imparando cosa significa soffrire.

I'm Your Man, per quanto metta forse un po' troppa carne al fuoco e lasci in sospeso alcuni episodi (come l'aggressione al vecchio padre di Alma), riesce nella non scontata impresa di farci sentire partecipi alla storia che mette in scena, perché siamo tutti umani e molti di noi (soprattutto molte, essendo il film un perfetto ritratto del femminile moderno) hanno fatto gli errori di Alma, rifiutandosi al mondo, dedicandosi in modo ossessivo al lavoro e coltivando i propri dolori passati con una sorta di autocompiacimento. Abituata a colpevolizzare gli altri, la protagonista grazie al suo compagno non umano si rende conto di aver sprecato inutilmente il tempo e riesce ad aprirsi a una speranza forse effimera ma necessaria. I'M Your Man diventa così una parabola su un mondo in cui è sempre più difficile incontrarsi e vedersi e dove solo uno sguardo innocente, curioso ed “alieno” riesce a provocare la reazione di un essere umano fragile e contraddittorio per definizione ma anche capace di rialzarsi e scommettere su se stesso contro tutto e tutti. Gran parte del merito della riuscita di un film intelligente e sensibile, che non si limita a far ridere delle discrepanze tra i protagonisti, è da ascriversi agli affiatati interpreti Maren Eggert e Dan Stevens, capaci di parlarci con le loro credibili interazioni e in modo originale del nostro bisogno di riscoprire la forza travolgente di sentimenti sopiti, che ci spaventano forse ancora di più in questi tempi di forzato distanziamento sociale.



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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