I due Papi: la recensione del film di Fernando Meirelles sul rapporto fra Francesco e Benedetto XVI

12 dicembre 2019
3.5 di 5

Progresso e conservazione, riforme o rispetto della tradizione, Ratzinger e Bergoglio in un film Netflix Original divertente e profondo su due personalità molto diverse.

I due Papi: la recensione del film di Fernando Meirelles sul rapporto fra Francesco e Benedetto XVI

È appena morto Giovanni Paolo II e i cardinali arrivano da tutto il mondo, trascinando rumorosamente i loro trolley sul selciato secolare di Piazza San Pietro,fino all’interno delle mura della Città del Vaticano. Una passerella di volti che ci ricordano Habemus Papam o, ancora di più, The Young Pope di Paolo Sorrentino. Ci sentiamo di dire che, senza un lavoro così dissacrante a fare da traino non ci sarebbero stati neanche i momenti più spiazzanti e ironici de I due Papi, nuovo lavoro del regista brasiliano Fernando Meirelles. Ormai è diventato lecito rispettare la sacralità e la suspense di un conclave, senza rinunciare a sdrammatizzare un po’. 

La cosa è resa più facile dal primo dei due personaggi, e dei due papi, che viene messo in scena in questa produzione Netflix Original: Jorge Bergoglio, poi pontefice col nome di Francesco. Prima lo vediamo parlare a centinaia di suoi concittadini di Buenos Aires come se si rivolgesse a ognuno di loro, quindi lo vediamo entrare con i suoi colleghi votanti in conclave, mentre discute con i cardinali più vicini a lui, geograficamente ma anche per le idee riformatrici, mentre si studia a distanza con il leader dei conservatori; per molti, oltre che poi nei fatti, naturale erede di Giovanni Paolo II. Stiamo parlando di Josef Ratzinger, che addirittura passa a salutare i vicini di Bergoglio non degnando quest’ultimo neanche di un saluto.

Uno dei vari momenti in cui la sceneggiatura di Anthony McCarten, abile narratore de L’ora più buia, ma anche dei meno convincenti Bohemian Rhapsody e La teoria del tutto, costruisce su basi insospettabili la dinamica relazionale fra i due. Ci spiazza, inutile negarlo, vedere un frizzante Bergoglio cercare di prenotare un volo per Lampedusa o canticchiare Dancing Queen degli Abba, mentre il claudicante e arcigno Ratzinger risponde con un lapidario “non conosco”. Sono i tanti momenti in cui il film delinea l’umanità dei due, per poi spiazzare a sua volta con dei confronti serrati in cui i due non si nascondono differenze e scetticismo reciproco, che diventa presto, una volta imparati a conoscersi, ammissione di fragilità sincera, in confronti candidi e toccanti fra due persone che vorrebbero rinunciare, ma non sanno come e forse neanche a cosa. Inutile dire che Anthony Hopkins (Benedetto XVI) e Jonathan Pryce (Francesco) sono monumentali. I loro duetti in cui si esibiscono in quasi ogni scena sono un piacere assoluto da godersi con riconoscenza.

I due Papi è la storia di due personalità schive, che vediamo camminare fra gli splendidi giardini della residenza di Castel Gandolfo, o sentendo il peso delle meravigliose stanze secolari del Palazzo Apostolico, che avrebbero volentieri vissuto nell’ombra di altri, lontano dalla luce dei riflettori. Sono diversi in tutto, in disaccordo su (quasi) tutto, ma in un determinato momento storico, cruciale per la Chiesa, si trovarono a incrociare il loro cammino e a conoscersi meglio, per poi rispettarsi e perfino diventare confidenti, se non buoni amici. Un film che poteva essere solo un canovaccio pronto a lasciare spazio alle esibizioni di due maestri della recitazione, ma invece riesce ad essere qualcosa di più, grazie a una scrittura originale e spiazzante, capace di porre sul tavolo anche le questioni più spinose della storia personale e pubblica dei due, con una profondità meritevole. Due uomini diventati simboli, alle prese con un passato che li tormenta e un futuro, quello della Chiesa, che non li fa dormire la notte. Due uomini che avrebbero rinunciato volentieri, anche se non nella maniera e nelle modalità che noi conosciamo; almeno così ama immaginare i loro incontri e i loro dialoghi lo sceneggiatore Anthony McCarten.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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