I corpi estranei Recensione

Titolo originale: I corpi estranei

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I corpi estranei: la recensione del film con Filippo Timi

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I corpi estranei: la recensione del film con Filippo Timi

E’ un film che non lascia scampo ai suoi attori I corpi estranei, che li pedina instancabilmente in lunghissimi piani-sequenza, esigendo in ogni momento concentrazione e autenticità.
E’ un film che richiede impegno e tenacia il secondo lungometraggio di Mirko Locatelli, un regista che si affida alla fisicità di chi sta davanti alla macchina da presa e che, attraverso una storia di malattia, si è fatto strumento di un cinema del pudore e della dignità.

In realtà, al centro della sua nuova indagine dell'animo umano - e di un'indagine si tratta perché i personaggi sono ripresi come fossero i protagonisti di un documentario - c'è una debolezza più che un male, una fragilità più che un dolore: la fragilità di un padre che accompagna in ospedale un bambino affetto da tumore al cervello.
Soffermandosi sui gesti quotidiani legati al ricovero e su inconvenienti pratici, Locatelli ci tiene a chiudere la porta alla sofferenza, al ricatto allo spettatore. Con grande umiltà, lascia invece entrare la solitudine, a cui aggancia, senza forzature, il tema dell'incontro fra diverse culture.

In ospedale, infatti, l’operaio Antonio conosce il giovane arabo Jaber, ma il loro incontro si traduce solo per un attimo in conforto reciproco e condivisione, perché il film ci tiene a conservare l’estraneità del titolo.
In questa incompiutezza del rapporto fra i due personaggi principali sta la bellezza de I corpi estranei, che ha l’audacia di un film indipendente libero di indugiare nell’introduzione di una situazione, di restare sospeso e di recuperare in ritmo solo in un secondo momento.

Filippo Timi, che ha accettato di non essere pagato, vince pienamente la scommessa di un ruolo che gli ha richiesto di lavorare di sottrazione.
Superata la prova delle telefonate – che sono sempre la prova più difficile per un attore, trova la verità in un dolcissimo rapporto padre-figlio, che ha bisogno di poche parole, ma di tanto tanto cuore.


 



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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