Hunger Games - La ragazza di fuoco: la recensione del film

16 novembre 2013
3.5 di 5
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Raddoppiano budget, ambizioni e autostima per questo sequel che cambia regista e registro confermando la personalità e il carisma di Jennifer Lawrence

Hunger Games - La ragazza di fuoco: la recensione del film

Un grande passo avanti è stato fatto. Non solo il secondo dei tre romanzi scritti da Suzanne Collins scava nei rapporti tra i personaggi aggravando il peso delle responsabilità di cui ognuno si fa carico, anche visivamente le immagini non si adagiano sulle scenografie e sulle notevoli creazioni sartoriali ma si adeguano alla più profonda drammatizzazione della storia. Il regista Francis Lawrence subentra a Gary Ross e abbandona saggiamente lo stile “shaky cam”, le riprese tremolanti di cui il primo film abusava. Stavolta c’è una valorizzazione dei paesaggi, naturali e virtuali, e una morbidezza registica d’accompagno perché, come detto, il vero traino non è l’azione, sono i sentimenti.

La sceneggiatura di Hunger Games - La ragazza di fuoco condensa il libro riuscendo mantenere un equilibrio tra i numerosi personaggi. La punta piramidale è stabilmente occupata da Jennifer Lawrence che, nonostante abbia vinto un Oscar nel frattempo, prosegue una maturazione personale insieme a quella che infonde in Katniss Everdeen. L’attrice e il suo personaggio sono un tutt’uno di personalità e carisma. Lawrence (che non ha parentela alcuna con il regista) apre le porte della credibilità anche ai colleghi. Josh Hutcherson e Liam Hemsworth si muovono con maggiore sicurezza nei rispettivi ruoli dentro e fuori il triangolo amoroso che li coinvolge, mentre i nomi collaterali di prestigio come Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Lenny Kravitz, Stanley Tucci, Philip Seymour Hoffman e Donald Sutherland sono convinti e convincenti. Il successo oltre le aspettative dell’anno scorso ha avuto un effetto positivo a cascata, innalzando budget, ambizioni e autostima.

Ma tutto questo non funzionerebbe senza il crescente senso di rivoluzione disseminato in ogni scena del film. La sopravvivenza ai sadici giochi, in cui alloggia anche una satira nei confronti della TV e dei suoi talent show, e la storia d’amore sono il treno sul quale salire a bordo, ma è il panorama che si vede dai finestrini a rendere la storia significativa. Proprio come il treno che parte da Panem e attraversa i dodici Distretti, il film transita in territori poco esplorati dai giovani fan della saga. Seppur superficialmente, Hunger Games tocca le piaghe che hanno afflitto l’umanità ripetutamente nel corso dei secoli: guerre, repressive o sovversive, discriminazione e ghettizzazione, sfarzo e opulenza per il regime, miseria e disperazione per la massa. Il simbolo di speranza, incarnato da Katniss, diventa metafora di giustizia suscitando emulazione ed immedesimazione. In tanta spazzatura che i più o meno ventenni sono costretti ad ingurgitare loro malgrado, è un bene che esista anche l’intrattenimento educativo degli Hunger Games.

 



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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