Hostiles Recensione

Titolo originale: Hostiles

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Hostiles: recensione del western con Christian Bale e Rosamund Pike

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Hostiles: recensione del western con Christian Bale e Rosamund Pike

Le cose, Scott Cooper, le mette in chiaro fin dall'inizio. Ancora prima della prima scena in cui la famiglia di Rosamund Pike, marito e tre figli, uno neonato, viene barbaramente uccisa da un gruppo di Comanche che vogliono rubare i loro cavalli. Lo fa con un esergo di D.H. Lawrence che recita: "Nella sua essenza, l’anima americana è dura, solitaria, stoica e assassina. Finora non si è mai ammorbidita".

Quest'anima americana, Hostiles la incarna nel personaggio di Christian Bale, capitano dell'esercito che ha passato la vita a combattere le guerre indiane, e che non ha esitato a uccidere senza pietà uomini, donne, bambini, per dovere e per vendetta, dopo aver visto i suoi nemici fare altrettanto, sviluppando un odio viscerale per gli tutta la popolazione nativa americana.
Facile immaginare il suo stato d'animo, quindi, quando il suo colonnello gli ordina - pena la corte marziale e l'addio a un'agognata pensione - a scortare fino alle sue terre un capo Cheyenne che sta morendo di cancro, nel nome della nuova politica federale di umanità e riconciliazione coi popoli sterminati fino a poco prima.

Ed è facile immaginare che il lungo viaggio dal Nuovo Messico fino al Montana, fatto da Bale assieme ad alcuni suoi fedelissimi e non, e dal vecchio capo con la sua famiglia, intercetterà lungo il cammino il personaggio della Pike. E ancora di più che quel viaggio, effettuato da personaggi che si portano appresso pesantissimi fardelli personali, sarà l'occasione per la nascita di una nuova consapevolezza, di una comprensione reciproca, di un'unione umana fatta nel sengno del futuro e a dispetto del passato.

Non sarà solo l'agire del capo, ad ammorbidire l'animo americano di Bale. Non saranno nemmeno le crisi di coscienza del suo amico più fedele (un bravissimo Rory Cochrane), né l'incontro con un altro commilitone che si è lasciato andare a quello che in Star Wars chiamerebbero il Lato Oscuro (Ben Foster).
Più di tutto, sarà il succedersi ininterrotto di eventi terribili, sempre e soltanto nel segno della violenza: aberrante, spregiudicata, immotivata. E in maniera sempre più evidente, più bianca che non indiana.

Silenzioso, contemplativo, attento allo studio dei volti e dei gesti come agli splendidi paesaggi naturali ben fotografati da Masanobu Takayanagi (che solo a tratti esagera coi controluce), Hostiles è e rimane quello che dall'inizio aveva dichiarato di voler essere: uno studio dell'animo americano duro, solitario, stoico e assassino. Un animo maschio, maschile, raccontato anche attraverso il male-bonding, contrapposto a quello femminile: perché la Pike, pur con la tragedia che l'ha colpita, stringe da subito un legame con le donne che accompagnano il capo indiano, quel legame che sono dopo innumerevoli spargimenti di sangue e seppellimenti di cadaveri arriverà a contagiare anche Bale.

Certo, Cooper non è esente da qualche scivolata retorica o elegiaca, inutilmente sottolineata dalle musiche di Max Richeter; non riesce a tenere sempre il contegno e il rigore che comunque attribuisce al personaggio di Bale, e che gli fa mantenere, imploso, anche nei momenti più dolorosi e più illuminanti.
Ma il suo west è comunque duro e stoico, e se anche si ammorbidisce, come era giusto e inevitabile che fosse, non si scioglie mai completamente, carico di pudori e di silenzi, sospeso verso un futuro tutto da costruire, tutto da conoscere.

Hostiles
Il trailer italiano del film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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