La recensione di Home, il film interpretato da Isabelle Huppert

26 gennaio 2009

Presentato allo scorso Festival di Cannes nella sezione Settimana della Critica, Home di Ursula Meier è un’interessante e innovativa analisi della famiglia. Una famiglia sui generis, costretta da progresso e rumore a relazionarsi con la modernità. Un film da vedere, nonostante i troppi omaggi al cinema di una volta.

La recensione di Home, il film interpretato da Isabelle Huppert

Home - la recensione

Il grande pregio di Home, opera prima di Ursula Meier, sta nella molteplicità delle sue chiavi di lettura. Il suo maggior difetto, invece, consiste nella notevole quantità di citazioni cinematografiche, da Hitchcock a Polanski, da Cassavetes a Bergman. È un trappola in cui cadono i registi (soprattutto europei) innamorati del cinema d’autore: appena hanno la possibilità di sedersi dietro la macchina da presa, avvertono l’irrefrenabile impulso di rendere omaggio a quanti hanno reso possibile l’avverarsi del loro sogno artistico.

La Meier, che ha alle spalle un’attività di documentarista, si permette di correre anche un altro rischio, forse maggiore: parlare della famiglia, terreno di indagine fra i più battuti dal cinema e dalla letteratura. Nucleo primigenio di conflitti e nevrosi, inferno claustrofobico che esaspera rivalità e separazioni, la famiglia di Home è però descritta – anzi, decifrata – in maniera lucida, ammirevole, originale. Contrariamente a quanto di solito accade, è un’entità solida, legata da un amore primitivo, ancestrale. Nel momento in cui scoppia la crisi, rimane unita, compatta. Non c’è nulla di volutamente psicologico nella catastrofe a cui va fieramente incontro, e questo perché il male arriva dall’esterno: è un’autostrada mai inaugurata che improvvisamente viene messa in funzione. Rappresenta la modernità – ci suggerisce il film – e costringe madre, padre e tre figli a rendersi conto che non è più possibile comportarsi da “buoni selvaggi” e vivere in armonia con la natura. No, bisogna entrare a far parte di un contesto sociale in cui l’individuo è più importante del gruppo. Tutto questo emerge con prepotenza scena dopo scena, ma l’argomento viene trattato con quella leggerezza che a volte manca al cinema francese, spesso eccessivamente verboso e cerebrale.

Ursula Meier lancia il suo messaggio senza mai dimenticare che Home è anche una commedia, magari un po’ nera, a tratti un horror che in alcune scene scivola verso il racconto morale. Se poi accettiamo il film come una favola, allora acquisteranno senso le scarpe inappropriate della madre e la teatralità di personaggi che sembrano marionette, archetipi. La loro ambiguità è la loro forza, ed è anche la forza di un film che scegliendo come interpreti Isabelle Huppert e Olivier Gourmet - che siamo abituati a vedere in ruoli “borderline” – ci fa presagire una tragedia che poi, inaspettatamente, non si manifesta.

L’effetto è spiazzante, e per questo molto gradevole.

Home - Casa dolce casa?
Il trailer del film con Isabelle Huppert e Olivier Gourmet


  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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