Hitchcock Recensione

Titolo originale: Hitchcock

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Hitchcock - la recensione del film sul Maestro del Brivido

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Hitchcock - la recensione del film sul Maestro del Brivido

Non è un biopic, Hitchcock. E non è nemmeno un film sulla lavorazione di uno dei film più famosi del Maestro del Brivido, Psycho.
Quello diretto da Sacha Gervasi, qui alla sua seconda esperienza nella regia dopo l’acclamato documentario Anvil: The Story of Anvil, è in realtà un film sul rapporto tra uomini e donne. E, ancor di più, sul rapporto di coppia: intesa come nucleo creatore e creativo di amore, arte, vita (in comune) e vite (singole).

Certo, Gervasi - che si appoggia su un buon copione di John J. McLaughlin e Stephen Rebello – dirige un film che, con poche e leggere pennellate, spesso con accenni quasi noncuranti, riesce a comporre un ritratto felicemente (in)completo e (in)fedele delle ossessioni e delle ricorrenze di un autore imprescindibile per la storia del cinema.
L'insieme di Hitchcock, inoltre, è con leggerezza tutta pop, profondamente hitchcockiano: nelle dinamiche, nei suoi intrecci, nelle sue tematiche, nelle sue alternanze tra registri leggeri ed altre angoscianti.
Eppure, o forse proprio per questo, quello di Gervasi è un film che trascende il personaggio che gli regala il titolo e che campeggia fisicamente e idealmente in ogni inquadratura, e che lo racconta attraverso quella che, tra le sue tante ossessioni, è stata quella principale: il rapporto con le donne, quello (in) pubblico, raccontato attraverso il suo cinema, e quello privato. Tanto da riuscire ad avere una valenza generale.

Attraverso le dinamiche di Hitch e di sua moglie Alma - la nota spinta erotica del primo nei confronti delle sue protagoniste e la meno nota sbandatina di lei per Whitfield Cook da un lato, e il legame umano e artistico dei due dall’altro - Gervasi riesce a raccontare con notevole precisione e partecipazione emotiva mai eccessiva, l’insieme delle spinte centripete e centrifughe che rendono una coppia messa assieme dall’amore e dalla stima reciproci un organismo che proprio nel suo tumultuoso dinamismo e nella dialettica con l'esterno trova l’energia per essere compatta e proseguire nel mondo e nella vita.
Non si tratta, però, di una banalizzazione in stile “l’amore non è bello se non è litigarello”, tutt’altro. Il rapporto matrimoniale di Hitch e Alma è raccontato come un giallo, come un mystery che trova nei suoi intrecci e nelle sue perturbazioni, e non solo nel finale che scioglie (in un bacio) tutti i nodi, il senso profondo della sua struttura. Della sua istituzione.

Se un film, un lavoro artistico, è il frutto dell’incrocio bastardo, propizio e propulsivo tra pulsioni private e lavorio pubblico, e, per questo, è volente o nolente specchio dei tempi individuali e collettivi, lo stesso vale per l’amore, mosso dalle dinamiche tra il contesto storico-sociale in cui si muove e la psicologia intima di chi lo anima.
E se a volte serve uno strappo, un punto a capo, una ridefinizione o un nuovo inizio, questo è sempre salvifico anche contro l’opinione generale. Come un film in cui nessuno credeva e che (si) salva grazie ad una ritrovata e rinnovata collaborazione artistica e (quindi) sentimentale.
Ed ecco che la storia di Hitchcock, di Hitch e Alma, di Psycho e del pubblico (che siamo noi) si rispecchiano e riecheggiano gli uni negli altri.

Hitchcock
Il trailer italiano ufficiale del film
6570


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