Himizu - la recensione del film di Sion Sono

06 settembre 2011
2.5 di 5

Regista estremo e di culto, per usare definizioni abusate e piuttosto generiche, Sion Sono ci ha da tempo abituati ad un cinema controverso e provocatorio, eccessivo e barocco. Himizu, da questo punto di vista, non fa affatto eccezione.

Himizu - la recensione del film di Sion Sono

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Himizu - la recensione del film di Sion Sono


Regista "estremo" e "di culto", per usare definizioni abusate e piuttosto generiche, Sion Sono ci ha da tempo abituati ad un cinema controverso e provocatorio, eccessivo e barocco.
Himizu, da questo punto di vista, non fa affatto eccezione. Tratto da un manga inedito nel nostro paese, rimane comunque in tutto e per tutto un film che porta forte su di sé il marchio del regista nipponico.

Quel che colpisce subito, di Himizu, è il fatto che la storia che racconta e il lavoro su di essa fatto dal suo autore si siano perfettamente incastonati in un quadro storico-sociale (quello del Giappone post terremoto e tsunami dell'11 marzo scorso) che imponeva una revisione di alcuni elementi affiché il setting raccontasse e rispecchiasse anche quegli elementi. Perché tutto il senso apocalittico di reset culturale e sociale che l'evento ha portato con sé era in qualche modo contenuto già in partenza nella trama di Himizu: e la cosa è piuttosto inquietante.

Il ritratto del Giappone che emerge dal film di Sion Sono è infatti di impressionante e devastante pessimismo, nonostante un finale che espliciti in pieno la tensione costante del film verso una dolente e sofferta spinta verso un cambiamento futuro.
Protagonisti della storia sono infatti personaggi che hanno subito pressioni e ingiustizie da un sistema familiare, sociale, educativo tanto corrotto e contaminato da aver portato al collasso e alla catastrofe. Personaggi che, nel contesto di un day after anarchico e caotico che impone una ricostruzione (im)possibile ma necessaria, devono lottare disperatamente per non ricadere nelle stesse storture che vorrebbero abbandonare ma che sono drammaticamente pervasive, fuori e dentro di loro.

Eccessivamente magniloquente, molto sfacciato nelle sue metafore, appesantito dal consueto barocchismo del suo autore e un po' ripetitivo nel corso dei suoi 129 minuti di durata, Himizu è quindi un film scentrato e imperfetto, ma non privo di fascino. Sion Sono azzecca alcune immagini d'indubbia potenza e, per quanto eccessive, la rabbia, la gioia, la violenza, la follia e la disperazione ritratte nei personaggi sono indubbiamente capaci, a volte, di toccare lo spettatore. Forse, Sion Sono avrebbe per una volta dovuto utilizzare più misura: avrebbe giovato al racconto di un'ansiosa e fondamentale ricerca identitaria singolare e collettiva.

Himizu
clip del film (lingua originale)


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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