Hereafter - la recensione del nuovo film di Clint Eastwood

31 dicembre 2010
3 di 5

Clint Eastwood si cimenta con il paranormale - più precisamente la vita dopo la morte - in un film che non possiede l'equilibrio narrativo delle sue opere migliori.

Hereafter - la recensione del nuovo film di Clint Eastwood

Hereafter - la recensione

Hereafter è senza dubbio il film meno riuscito di Clint Eastwood dai tempi di Flags of Our Fathers, ma non è un paradosso affermare che in fondo la responsabilità non è sua. A mancare in maniera evidente e piuttosto sorprendente è l'equilibrio nella sceneggiatura di Peter Morgan, uno scrittore che solitamente riesce a centrare con grande lucidità caratteri e strutture narrative (suoi gli script candidati all'Oscar di The Queen e soprattutto del notevole Frost/Nixon). Questo suo ultimo scenario vede tre protagonisti confrontarsi in maniera più o meno diretta con la morte e ciò che avviene dopo di essa. Tre figure totalmente diverse per età, classe sociale, paese di appartenenza, stile di vita: la tensione narrativa però riguarda soltanto uno dei tre, il sensitivo George Lonegan, stremato da un potere che in realtà lo ha reso un reietto alla società.

E' questa vicenda che ad Eastwood interessa maggiormente raccontare, e che soprattutto è più nelle corde malinconiche ed autunnali che l'estetica del suo cinema ha così mirabilmente sviluppato negli ultimi anni. Quando in scena allora c'è Matt Damon e la sua vicenda intimista Hereafter è grande e toccante cinema eastwoodiano - e la sequenza di confronto con Bryce Dallas Howard è straordinaria - quando invece vengono presentate e raccontate le altre due il film perde pesantemente di ritmo, intensità emotiva, capacità di interessare veramente lo spettatore. Si tratta probabilmente anche di una questione di capacità attoriali: l'attore che ha già lavorato con Eastwood nel sottovalutato Invictus regala una prova sofferta e dolorosa, forse la migliore della sua carriera più recente. Lo stesso non si può dire della belga Cécile de France, che nel ruolo di Marie appare spaesata e mai convincente.

Clint Eastwood è inoltre un cineasta totalmente americano, che sa e predilige rappresentare il lato più nostalgico e crepuscolare del suo paese. Per quanto il suo stile di rappresentazione abbia ormai raggiunto la forza della classicità, allo stesso modo è fondamentale per lui un certo tipo di ambientazione per esprimerlo al meglio. Magari siamo noi che non riusciamo a vederlo oltre quello che ci ha così meravigliosamente mostrato negli ultimi tempi, ma setting a lui più estranei come Parigi o Londra non riescono ad restituire la stessa efficacia della parte ambientata a San Francisco.

Hereafter è un lungometraggio decisamente scentrato a livello narrativo, debole nella presentazione ed incerto nello sviluppo interno a molti personaggi. Quando azzecca il tono e la tensione drammatica riesce a regalare magnifica momenti di cinema prettamente eastwoodiano, e questo alla fine basta a renderlo ai nostri occhi un prodotto meritevole di consenso, pur con tutti i suoi evidenti difetti.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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