Guarda in alto Recensione

Titolo originale: Guarda in alto

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Guarda in alto - la recensione del film girato sui tetti di Roma

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Guarda in alto - la recensione del film girato sui tetti di Roma

Il cinema italiano, ne siamo sempre più convinti, ha bisogno di prospettive diverse e originali. Per questo accogliamo con piacere l’arrivo di un film come Guarda in alto, che si impone proprio per la sua visione personale, inedita e interessante in un incrocio affollato tra cinema urbano e fantasy, reale e surreale. Sarà forse perché il regista debuttante, Fulvio Risuleo, è veramente, anagraficamente, giovane: aveva 25 anni all’epoca delle riprese in un paese in cui l’età media di chi firma il suo primo film è spesso più vicina ai 40 che ai 30. Sarà perché lo ha realizzato nell’assoluta libertà – pur nella costrizione di mezzi – che solo il cinema indipendente può dare. E sarà anche perché Risuleo è autore di una serie web documentaria girata a Parigi, di due premiati cortometraggi (Lievito madre e Varicella, con Edoardo Pesce, che ha vinto a Cannes) e di due libri a fumetti, che il suo linguaggio è più audace e sperimentale di quello di molti suoi fratelli maggiori. Quale ne sia il motivo, Guarda in alto, pur con qualche piccola sbavatura dovuta forse all’entusiasmo di cimentarsi con un lungometraggio, è la sorpresa che non ti aspetti, già a partire dall’ambientazione.

Nel cinema mondiale ci sono scene bellissime ambientate in quel vero e proprio non luogo, solo occasionalmente visitato, che sono i tetti delle metropoli. Su uno dei bellissimi, piani ed enormi tetti di Roma è stata girata ad esempio la sequenza dei Soliti Ignoti con Totò, che tutti abbiamo nel cuore. Perché i tetti sono una zona franca, vicina al cielo e ai suoi abitanti, dove tutto può accadere, lontano dal caos, dal traffico, dalla vita faticosa e stressante che si svolge nelle strade. E se il sottosuolo è tradizionalmente il regno dell’horror, il sopra può benissimo essere l’habitat di personaggi bizzarri e fuori dal mondo.

Nelle avventure del giovane Teco (interpretato con grande naturalezza ed empatia da Giacomo Ferrara, altro interessante volto nuovo del nostro cinema) c’è un’eco del Barone rampante di Italo Calvino: come Cosimo passa da albero ad albero senza mai toccare terra, lui scavalca muretti, apre porte e scende scale, tenendosi sempre lontano dalla strada e tracciando col suo percorso di ricerca una geografia immaginaria che parte dalla Roma Est di Porta Maggiore e del Prenestino per arrivare in tutt’altri luoghi. Nel suo girovagare, lasciato il noioso incarico di garzone di fornaio alla ricerca di qualcosa di più e di diverso dal mondo che lo circonda, Teco incontra una banda di ragazzini mascherati, delle suore che si inviano reliquie con finti gabbiani telecomandati e che avrebbero fatto la gioia di Fellini, strani scommettitori, nudisti urbani, una squinternata ragazza francese scesa da una mongolfiera e molto altro.

In una delle sequenze più belle si ritrova perfino nel rifugio di una specie di eremita apicultore, un po’ clochard e un po’ folle, che ha il volto, la voce e la stazza di un invecchiato ma ancora riconoscibile Lou Castel, all’interno delle Mura Aureliane (dove, vi assicuriamo, ci sono davvero persone che ci vivono). Il finale quale potrà essere se non la continuazione di questo bizzarro viaggio ancora più in alto? Curato nelle scenografie, nella recitazione, nella colonna sonora (con le belle musiche di Sun Araw), Guarda in alto è la dimostrazione del talento di qualcuno che non solo ha studiato, ma si è preparato davvero bene per questo esordio. In un film pure non perfetto, a metà strada tra cinema e fumetto, sono davvero tante le immagini e i personaggi che restano nella mente dopo la visione. Si capisce che Risuleo non ha paura di rischiare, sa da dove viene e probabilmente anche dove è diretto. Noi proprio non riusciamo a immaginarlo. ma ci aspettiamo molto, in futuro, da lui.

Guarda in alto
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
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Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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