Grimsby - Attenti a quell'altro: recensione del film con Sasha Baron Cohen

07 aprile 2016
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L'attore comico inglese torna al cinema con un nuovo personaggio, la consueta anarchia e comicità di grana grossissima.

Grimsby - Attenti a quell'altro: recensione del film con Sasha Baron Cohen

Come si fa a mettere a fuoco, a etichettare un film come Grimsby - Attenti a quell'altro (The Brothers Grimsby in originale)?
Un film demenziale, girato come  una spy comedy d’azione, che nel mezzo si concede anche degli inserti (quelli relativi al background dei due fratelli Grimsby, il Nobby di Sasha Baron Cohen e il Sebastian di Mark Strong) che sono sinceramente strappacuore nelle intenzioni?
Una storia dove un hooligan semiritardato e analfabeta riesce a trasformarsi (quasi) in una spia internazionale, e la spia internazionale finisce col farsi infilare anche lui la punta di un razzo nell’ano per salvare il pianeta da una terribile epidemia?
Non si può. Anche perché quello scritto dallo stesso Baron Cohen assieme a Phil Johnston, e diretto dallo specialista di action dalla mano pesante e vagamente anonima Louis Leterrier, è un film episodico e discontinuo, multiforme: capace di cadute verticali e di risalite inaspettate, ma incapace di essere compatto e coerente. 

D’altronde, Sasha Baron Cohen della coerenza sembra infischiarsene allegramente, così come se ne infischia (sacrosanto, fa il comico di mestiere) di ogni declinazione possibile della correttezza politica e (in maniera più opinabile) del buon gusto. 
Tutt’altro che incapace di essere perlomeno asciutto, se non sottile (e lo dimostrano i momenti più riusciti di Grimsby, quelli votati a un dry humor vagamente paradossale), l’inglese preferisce però di gran lunga prendere a schiaffi il suo pubblico, giocare con la grana grossa e grossissima di gag che fan sembrare quelle dei nostri cinepanettoni comicità raffinatissima: e se per epater le publique bisogna infilare i due eroi nell’utero di un’elefantessa, e poi far accoppiare quella bestia con tutto il branco, col risultato di assistere a un gioioso (?) e letteralmente elefantiaco bukkake, tanto meglio.

Questioni di gusto, anche personale, a parte, è proprio qui (in queste ossessioni per analità e scatologie di varia natura) che si trova il punto critico: non solo di Grimsby, ma della comicità tutta di Baron Cohen.
Fermo restando che Nobby non è di certo il miglior personaggio ideato dal comico inglese (e anzi è probabilmente vero il contrario), quello che impedisce al creatore di Ali G e Borat di  raggiungere gli equilibri e l’efficacia di modelli come i Monty Python (tanto per citarne uno evocato più volte in questo film) è la natura immatura e pre-adolescenziale di certi eccessi, l’incapacità di trovare la misura e il bersaglio anche quando si gioca col paradosso o l’idiozia, per non parlare del cattivo gusto.

Allora, meglio prender di mira il bambino mezzo ebreo mezzo palestinese storpio e malato di AIDS, che giocare con le secchiate di sperma di elefante o coi razzi nel culo. Meglio perfino le stoccate telefonate al mondo del cinema o della musica che non i pizzetti fatti di peli pubici altrui, o le gag sul veleno da succhiar via dal testicolo di tuo fratello: anche perché oramai non si scandalizza nemmeno più nessuno. 
E, in fondo, meglio anche le prese in giro a Liam Gallagher (il look di Nobby ricorda qualcuno...) e Donald Trump (che di questi tempi male non fa), meglio anche una Penelope Cruz che “sembra” Sharon Osbourne, della retorica sulla “feccia” hooligan proletaria, obesa, violenta e ignorante che guarda Fast and Furious e salva il mondo, perfino 1% compreso.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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