Gongjak Recensione

Titolo originale: Gongjak

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Gongjak - The Spy Gone North: recensione dello spy movie di Yoon Jong-Bing presentato al Festival di Cannes 2018

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Gongjak - The Spy Gone North: recensione dello spy movie di Yoon Jong-Bing presentato al Festival di Cannes 2018

Le curiose coincidenze della vita, quelle che fanno sì che Gongjak - The Spy Gone North, un film che racconta una vera storia relativa alla Guerra Fredda coreana avvenuta negli anni Novanta, venga presentato al Festival di Cannes esattamente un mese prima dell’annunciato, e storico, vertice tra il presidente statunitense Trump e il leader nord-coreano Kim Jong-un a Singapore.
Che invece il film di Yoon Jong-Bin funzioni, e funzioni così bene, non è di certo una coincidenza. Perché quello di Yoon è uno dei nomi di punta del cinema (sud)coreano contemporaneo, e perché nessuno come i coreani, oggi, è bravo a coniugare temi, impegno, perfino sentimento con la messa in scena spettacolare e appassionante che ogni spy movie che si rispetti dovrebbe avere.

Black Venus. Questo il nome in codice di un ex militare fatto diventare spia sotto copertura per infiltrarsi nei gangli del potere di Pyongyang, su su fino a Kim Jong-Il (che nel film si vede, e parla, e non è una macchietta), e scoprire segreti sul loro programma nucleare. E che quando ha sabotato i piani segreti della sua stessa agenzia di accordarsi col nemico e far risalire la tensione tra le due Coree, e tentare di evitare così la storica elezione di Kim Dae-jung alle presidenziali del 1997, come avevano già fatto in occasioni di precedenti elezioni politiche è stato rinnegato dai suoi, e accusato di tradimento, e imprigionato, e che oggi (ma questo nel film non c’è) è in causa col suo governo.

Partendo da quelle che sono tutte le ovvie, e magari inevitabili retoriche di un film di spionaggio, Yoon costruisce un film tutto in crescendo.
Tanto per quanto riguarda la complessità degli intrecci spionistico-politici (che diventa notevole, ma che non arriva mai fino al punto di frastornare, perché i ritmi sono serrati, ma i tempi distesi) quanto, e soprattutto, per la situazione emotiva e psicologica del suo protagonista.
Perché, quando sei sotto copertura, la vita non è facile, e quelli che sono - o dovrebbero essere - i tuoi nemici possono rivelarsi tuoi amici, e viceversa, e i legami che costruisci sono reali anche quando figli della finzione.

Così, oltre a raccontare pagine oscure (e da noi praticamente ignote) della storia del suo paese, Gongjak diventa anche un film che parla dell’inevitabile senso di fratellanza che esiste in un popolo diviso suo malgrado; degli orrori della dittatura nord-coreana, certo, ma anche della gestione opaca e opportunistica di quello che dovrebbe essere un paese democratico; del confronto tra dovere e sentimento; della supremazia inevitabile dell’amicizia virile - proprio come in un western - tra due personaggi che nascono dai lati opposti di un confine, e dell’ideologia, ma che comprendono la necessità di una permeabilità che nasca dall’umanità e dalla comprensione reciproca.
Tanto che, in un confronto finale, e silenzioso, ci si commuove anche un po’.

Funziona tutto, e tutto è di alto livello, come spesso è per il cinema coeano: dalla regia fino alla recitazione, passando per fotografia e scrittura.

Gongjak
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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