Goldstone: la recensione del film di genere sul tema dell'identità australiana

08 agosto 2019
3 di 5
1

Il quarto film di Ivan Sen, da sempre impegnato sull'argomento, arriva nei cinema italiani tre anni dopo la sua realizzazione.

Goldstone: la recensione del film di genere sul tema dell'identità australiana

"Money makes the world go round", è il denaro che fa girare il mondo, cantavano Joel Grey e Liza Minnelli in Cabaret. Anche se è purtroppo una massima che vale da sempre, l'avidità sembra oggi diventata il segno distintivo dei tempi. Di fronte al denaro niente è sacro e salvo, né la vita umana, né l'ambiente di cui dovremmo aver cura per la sopravvivenza della nostra fragile specie. La spinta all'accumulazione di ricchezze fine a se stessa, senza tener conto della propria mortalità, è quella che porta avanti la società contemporanea, fine e non mezzo di una vita arida e feroce, che sembra trovare nel possesso l'antidoto personale alla paura della morte. Il cinema spesso mette in scena, sotto le spoglie del genere, la forbice della disparità sociale che si allarga sempre più e rischia di rompersi con conseguenze inimmaginabili per l'equilibrio del pianeta. Goldstone racconta proprio una di queste storie esemplari di avidità che ha la particolarità di non svolgersi tra i grattacieli di Wall Street o nelle affollate metropoli americane, ma in quelle immense distese desertiche che gli australiani chiamano outback.

L'arrivo di un poliziotto indigeno alla ricerca di una ragazza cinese scomparsa mette in luce un microcosmo di avidità, violenza e sfruttamento e scuote dalla sua apatia compiacente un giovane agente bianco. Non ci sono sequenze mozzafiato all'americana o tensione alle stelle in questo poliziesco dai ritmi rarefatti, adatti al luogo in cui è ambientato, ricco però di suggestioni e contaminazioni di generi diversi. Le location in cui i personaggi si muovono ricordano naturalmente allo spettatore i western, i film di Mad Max, la serie horror di Wolf Creek e luoghi mitici come lo sfondo di Picnick a Hanging Rock. L'Australia è il paese misterioso e ancora selvaggio in cui tutto può succedere e probabilmente succede, ma a dettare legge sono i luoghi in cui l'uomo appare come un intruso di fronte a una natura che lo sovrasta e che rende ancora più vana, triste e inutile la sua miseria morale, la sua avidità e la crudeltà con cui è solito sopraffare le sue vittime: donne, aborigeni, minoranze e popoli nativi in generale.

In questo senso il paesaggio amplifica i temi trattati nella storia senza che ci sia bisogno di spettacolarizzarli. Dobbiamo fare lo sforzo, vedendo il film, di dimenticare gli stilemi del genere a cui il cinema d'azione ci ha assuefatto per apprezzare a pieno un altro tipo di racconto. Se ci si riesce si viene ricompensati perché, anche se affiora qua e là qualche cliché e può sembrare fin troppo ribadito il tema delle radici, della tradizione e dell'appartenenza, Goldstone è comunque una visione affascinante. Tra i punti di forza del film c'è la scenografia con le roulotte, i prefabbricati e le baracche in mezzo al nulla che sono la stazione di polizia, l'ufficio del sindaco, la casa di una prostituta e il bar/bordello per i minatori. Un singolo albero ha un significato ben preciso, la striscia d'asfalto su cui si svolge il classico inseguimento sembra non avere fine, mentre la zona della concessione mineraria con la sua security e i container pare nascondere segreti anche più oscuri di quelli narrati nel film, è un non-luogo dove il male opera comprando i deboli e sopprimendo chi si ribella. In questa ridicola lotta tra nani lascia senza fiato il gigantesco e antichissimo canyon in fondo al quale scorre un fiume e sulle sue pareti i primi uomini hanno lasciato i loro graffiti, antenati a cui un vecchio aborigeno eleva il suo misterioso canto.

Tra gli attori colpisce la carismatica performance di Aaron Pedersen nei panni del poliziotto aborigeno dal turbolento passato, che torna nella città natale e non è di casa in nessun luogo, e la sindaca sorridente e ciarliera che regala torte di mele e non esita a commissionare omicidi, interpretata da Jacki Weaver, non a caso due volte candidata all'Oscar per Animal Kingdom e Il lato positivo. David Denham si dimostra ottimo caratterista nel ruolo del grigio e vigliacco dirigente della miniera mentre un po' debole e fuori fuoco ci è sembrato proprio il protagonista Alex Russell in quello del giovane poliziotto, ma forse la sua aria spaesata e a tratti indecifrabile è proprio l'effetto a cui mirava il regista. Fa piacere ritrovare nel ruolo del vecchio aborigeno il veterano David Gulpilil, personaggio simbolo in film come Walkabout e L'ultima onda. Al netto dei difetti che può avere un singolo film, in ogni caso il cinema australiano, con poche eccezioni, manca da troppo tempo sui nostri schermi e raramente offre visioni deludenti.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento