Gli invisibili Recensione

Titolo originale: Time Out of Mind

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Time Out of Mind - la recensione del film di Oren Moverman con Richard Gere

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Time Out of Mind - la recensione del film di Oren Moverman con Richard Gere

Autore di due film ognuno a suo modo notevole, nonché sceneggiatore, con Todd Haynes, di un vero capolavoro come Io non sono qui, Oren Moverman giunge alla sua opera terza sterzando con coerenza, raccontando una storia per lui nuova ma comunque intrisa di quel dolore martellante e ovattato che, in modi diversi, segnavano i protagonisti di The Messenger e di Rampart.
Perché questa volta le divise sono al bando, e protagonista di Time Out of Mind è un uomo che da anni vive di alcool e stenti, e letti e divani presi in prestito da donne compiacenti, che un mattino si ritrova solo senza un tetto né un posto dove andare, a vagare per le strade di quella New York che ospita una figlia che di lui non vuole più sapere.

George, interpretato da un Richard Gere sempre troppo cool per essere completamente credibile, è un uomo che si è abbandonato, e che scivola sempre più rapidamente nel limbo sociale, passando da autobus a diner, da stazioni a panchine, fino al confronto inesorabile con i centri di accoglienza per i senza terro, vittima di una burocrazia e che si morde la coda e della sua incapacità (o scarsa volontà) di riprendere in mano le redini della sua vita.
Moverman lo segue senza compassione esibita, anche perché risulta nel complesso difficile provarne per un uomo incapace di smettere di crogiolarsi nei propri errori, quasi sempre con una distanza tra il documentaristico e lo sperimentale, raccontandolo dapprima attraverso riflessi e filtri (che sono anche quelli dello sguardo e dell'ego di George) che man man vengono a mancare, lasciando impietosamente la sua nudità morale all'occhio dello spettatore.
Il processo è lento, i passi scandenzati, con l'ovvia intenzione da parte del regista di mostrare con occhio il più possibile neutro e privo di preconcetti (ma con qualche ruffianità di troppo, e troppo esibita) il mondo complesso e variegato di chi vive senza affetti, lavoro o casa, la loro bizzarra struttura sociale, la facilità con la quale si passa dal mondo dei “normali” a quello degli invisibili.

Pur con scene girate all'insaputa di una popolazione newyorchese che per l'appunto non vede e vuol vedere quella città parallela con la quale convive, Time Out of Mind è però troppo costruito, anche nella sceneggiatura che la progressione piatta e lenta di un falsopiano, per risultare coinvolgente e credibile. E non s'intrecciano come si vorrebbe gli unici due fili rimasti nella vita di George: quello di una difficile sopravvivenza e quello di un riscatto che passa primariamente per la riconquista di una figlia.
Così, pur lodevole nell'insistenza su toni sobri, come nell'assenza della più smaccata retorica del dolore e della povertà, il film di Moverman non cade nel ricattatorio ma non stabilisce nemmeno l'empatia necessaria per smuovere sul piano emozionale. E di Time Out of Mind rimangono solo alcune costruzioni visive e di montaggio quasi jazzistiche, che si fan via via più sporadiche e normalizzate con l'avvicinarsi di George alla sua ovvia e scontata unica via d'uscita.

 

Gli invisibili
Il trailer italiano del film - HD
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