Gianni e le donne Recensione

Titolo originale: Gianni e le donne

Share

Gianni e le donne - la recensione del film

-
Gianni e le donne - la recensione del film

Gianni e le donne - la recensione

Gianni, capitolo 2. Come il protagonista di una striscia a fumetti, Di Gregorio forse sta già pensando ad una nuova avventura. Un film piccolo ma sorprendente, era stato detto di Pranzo di ferragosto, un film un po' meno piccolo del precedente (premio budget) ma con la stessa passione stralunata posso dire di questo. A Gianni non interessa fare la parte del leone, lui lo confessa e a me sta bene, perchè il suo cinema di sessantenne quasi esordiente, ha quel tocco leggero senza furbizie, semplice ma non povero.

Gentile, svagato, a tratti annebbiato dalla malinconia dell'età che avanza, Gianni regista-persona-personaggio gira il secondo film e gira per Roma, seguito in soggettiva per le strade che conosce, (auto) ritratto di un massaio, che svolge le commissioni per la moglie, porta a spasso il cane (anche della vicina) per le vie di Trastevere, fa il caffè al fidanzato della figlia piazzato in casa sua, risponde presente all'appello della mamma nobildonna (riconfermata la Valeria de Franciscis del “Pranzo”), finchè l'amico avvocato non lo consiglia di tornare a sedurre.
Così dalle nonne di ferragosto passiamo alle donne, quelle che circondano il protagonista e si chiamano, come nella realtà, Valeria (Cavalli) Aylin (Prandi), Kristina (Cepraga), autentiche loro come Gianni, che approccia il gentil sesso con naturalezza, poca convinzione e molta simpatia.

Il merito di questo autore romano è di rendere chiari i suoi pensieri pur non dicendo molto, il fatto che in quello (Pranzo di Ferragosto) come in questo (Gianni e le donnne) il nostro attore mostri del suo (mondo casalingo e interiore) restituisce un’immagine generosa e naturale anche del suo “intorno”. E’ vero che quando si ha sensibilità, viaggiare sicuri (come il bicchier di vino compagno di molte occasioni) porta spesso a un buon risultato, però dipende anche da quanto certi gesti risultano spontanei.
Garbato, privo di orpelli, ma meno improvvisato dell’esordio, Di Gregorio in questo film non ha in mente di seguire la scia della “nuova giovinezza” da testare sul campo, tanto meno di cavalcare l’attualità del “regime di cuori” (come lo chiama Elio e le Storie Tese citando a suo modo i Litfiba), ed è per questo che con i suoi tempi sospesi, la pigrizia e l’autoironia che gli viene comoda, sfugge all’omologazione.

Se un demerito va trovato è in quell’intorno che dicevo prima, delicato, divertente ma poco approfondito, anche quello per scelta, per pigrizia o mancanza di tempo? Infatti alla fine...vabbè non ve lo dico. Magari la risposta sarà nel prossimo capitolo.
Comunque: "L'ho sognata stanotte – dice con candore l'attraente badante della mamma svegliata dal protagonista – era mio nonno". Gianni risponde (senza smorfiette): "ecco, grazie" e sorride.
 

Gianni e le donne
Il trailer del film di e con Gianni Di Gregorio
3094


Lascia un Commento