Generazione 1000 euro Recensione

Titolo originale: Generazione 1000 euro

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La recensione della commedia Generazione 1000 euro

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La recensione della commedia Generazione 1000 euro

Generazione 1000 euro - la recensione

Se è vero che il cinema deve stare al passo con i tempi, allora è naturale che di questo nostro piccolo paese in crisi si racconti innanzitutto il precariato, problema di difficile soluzione che affligge in particolar modo chi si è appena messo in cerca di un lavoro. Ne ha parlato, in maniera ora seria ora scanzonata, Paolo Virzì nella commedia Tutta la vita davanti e ne parla oggi Generazione 1000 euro di Massimo Venier, che sviluppa e modifica l’omonimo celebre libro di Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa per raccontare le reazioni di cinque diversi personaggi al problema del lavoro incerto e mal retribuito.

Questa molteplicità dei punti di vista, delle possibili strade da seguire, dei compromessi a cui è necessario scendere è l’intuizione più felice di un film che parte come una commedia un po’ alla Santa Maradona e diventa, se non dramma, comunque riflessione seria sull’immutabilità del destino dei giovani italiani. Il punto di vista che Generazione 1000 euro decide di seguire è quello di Matteo, un laureato in matematica costretto a lavorare, a 1000 euro al mese, per una multinazionale. Le sue osservazioni argute, la sua ironia e il suo sarcasmo, il suo sguardo disincantato trovano in Alessandro Tiberi, diventato famoso grazie alla serie tv Boris, un ottimo veicolo per arrivare allo spettatore, che intuisce la serietà degli argomenti trattati riuscendo nello stesso tempo a sdrammatizzare. E anche Carolina Crescentini e Valentina Lodovini sanno dare voce alle aspirazioni di due tipologie femminili squisitamente contemporanee, e cioè la donna in carriera che vive con il trolley e la brava ragazza che coltiva una passione e aspetta pazientemente che il suo sogno si realizzi. Irresistibile, poi, è la star di MTV Francesco Mandelli nel ruolo dei un ex studente di Storia del Cinema che non si prende troppo sul serio e vede la vita come un film.

Il difetto di Generazione 1000 euro, quindi, non è né negli attori, né nei personaggi, né tantomeno nella tematica trattata. Ciò che manca al primo lungometraggio di Venier senza Ale e Franz o Aldo, Giovanni e Giacomo, è quel guizzo, quell’impennata, quella sorpresa, quella scena madre o quella battuta folgorante capaci di trasformare un film, anche solo per un momento, in qualcosa di travolgente e coinvolgente. La regia è buona e la narrazione procede con grazia e leggerezza, agevolmente, tanto che potremmo andare avanti per ore seguendo le disavventure di Matteo & Co.. Ma a mancare sono un climax e un colpo di coda finale. Certo, nella vita del protagonista qualcosa cambia, si va verso una maggiore autoconsapevolezza e si sceglie in quale direzione non avventurarsi, ma la sospensione e l'incompiutezza, che ben si adattano a un tema come il precariato, diventano in Generazione 1000 euro, mancato sviluppo di alcuni personaggi e situazioni. Probabilmente è frutto di una scelta precisa, di cui però si rischiano di non capire le motivazioni.

Generazione 1000 euro
Il trailer del film diretto da Massimo Venier
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