Friedkin Uncut - Un diavolo di regista Recensione

Titolo originale: Friedkin Uncut - Un diavolo di regista

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Friedkin Uncut - Un diavolo di regista: la recensione del documentario

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Friedkin Uncut - Un diavolo di regista: la recensione del documentario

C'è stato un periodo (nemmeno breve) in cui il nome, ma soprattutto l'apporto di William Friedkin alla cinematografia mondiale, era finito nel dimenticatoio. In seguito all'insuccesso di due film meravigliosi come Sorcerer e Cruising, Hollywood, che l'ambizioso filmmaker aveva tenuto in pugno fino ad allora, lo aveva bollato come “unbankable”, non redditizio, e lo aveva messo da parte. L'uomo che un tempo, come lui stesso ammette, aveva fatto il buono e il cattivo tempo, si era scoraggiato e ridimensionato, aveva avuto problemi di salute e sentimentali e nel 1983 aveva firmato il film più sbagliato della sua carriera, L'affare del secolo, per poi esplodere di nuovo in tutto il suo talento nel 1985 con Vivere e morire a Los Angeles, un cop/chase movie che è il contraltare losangelino de Il braccio violento della legge, così straordinario e in anticipo sui tempi, che, pur diventando immediatamente di culto, fu il suo ennesimo insuccesso di pubblico.

Un copione che si ripeterà nel tempo e che non trasformerà mai in regista mainstream quest'uomo autodidatta, colto e ambizioso, proveniente dalla working class, la cui vena di documentarista arriva fin dentro il suo cinema di finzione, impegnato in una continua disamina cinematografica della linea sottile tra giusto e sbagliato su cui tutti camminiamo, incuriosito dal male che ognuno porta dentro di sé, grande conoscitore del cinema europeo e autore suo malgrado e a suo dispetto (guai a dirglielo!).

Friedkin è sempre sfuggito a ogni tentativo di incasellarne il talento e non ha quasi mai accettato compromessi. Negli anni Ottanta ha fatto un po' di tv e video musicali, poi c'è stato il disastro del notevole Rampage vittima del fallimento della società di Dino De Laurentiis, il flop dell'Albero del male, il film sul basket Basta vincere e il grande ritorno con Jade nel 1995, che però non viene bene accolto al festival di Venezia, amareggiandolo molto. Mentre in Europa si scrivono saggi sull'Esorcista e su di lui e i Cahiers du Cinéma lo venerano, e perfino in America esce un saggio importante come "William Friedkin: Films of Aberration, Obsession, and Reality" di Thomas C. Clagett, in Italia solo la critica più giovane lo apprezza.

Il suo lavoro non è ritenuto nemmeno meritevole di entrare nella storica collana monografica de I Castori. Nel 1990 Carlo Carlei ed Egidio Eronico lo portano a Spoleto Cinema e nel 1997 la sottoscritta riesce a invitarlo al Noir in Festival di Courmayeur, che gli dedica una retrospettiva completa, coronata dalla prima monografia pubblicata nel nostro paese. Nel 2003 il Festival di Torino pubblica un volume a più mani e, oltre agli altri suoi film, presenta in anteprima la sua storica intervista a Fritz Lang, arriva il sospirato Castoro e in tempi più recenti, nel 2013, la Mostra di Venezia di Alberto Barbera gli attribuisce il Leone d'oro alla carriera.

Nel 2006 e nel 2011 Billy Friedkin torna a colpire col cinema indipendente, sfoderando un eccezionale uno/due con Bug e Killer Joe, porta l'opera italiana e tedesca sui palcoscenici di tutto il mondo, è invitato e premiato nei principali festival e una nuova generazione lo riscopre per il grande regista che è, un puro narratore per immagini, costruttore di scene e personaggi indimenticabili. Per questo ci fa particolarmente piacere che sia un italiano, Francesco Zippel, che col regista ha lavorato al documentario The Devil and Father Amorth, a dedicare finalmente a William Friedkin il primo lungometraggio che documenta la sua carriera, attraverso la sua voce e con la partecipazione di colleghi, attori e collaboratori di pregio raramente ascoltati come Walon Green – autore del soggetto del Mucchio selvaggio e sceneggiatore de Il salario della paura e Pollice da scasso – e Randy Jurgensen, poliziotto newyorchese (è lui l'uomo sotto copertura che ha indagato sul serial killer della storia raccontata in Cruising), consulente di Friedkin dall'epoca del suo film premio Oscar Il braccio violento della legge.

Anche chi ha letto la bellissima autobiografia del regista, “Il buio e la luce”, si divertirà a scoprire in questo film nuovi aneddoti e storie legate alla lavorazione dei suoi film, e soprattutto ad ascoltare lui e chi a Hollywood lo ritiene, giustamente, un maestro, tra cui l'amico di gioventù Philip Kaufman, Francis Ford Coppola (che con lui e Peter Bogdanovich fondò la società di produzione di breve durata The Directors' Company), Quentin Tarantino, Edgar Wright e moltissimi altri. Per non parlare degli attori che hanno lavorato con lui, da Ellen Burstyn a Willem Dafoe. Quasi assente la voce critica, probabilmente per scelta (ci aspettavamo un contributo di Mark Kermode), in un un lavoro fatto con passione e con fatica, con cui Zippel, che ha rincorso il dinamico Billy in giro per il mondo, è riuscito a raccogliere testimonianze finora inedite e a volte sorprendenti. Del resto, sulla carriera di Friedkin si potrebbe fare una serie televisiva in più stagioni e questo film è uno dei lavori più completi che abbiamo visto e che è possibile vedere.

L'autore sceglie di non mettersi mai in primo piano ma ci accompagna all'interno delle stanze segrete del regista, si sofferma il giusto sui suoi capolavori e compie un vero miracolo di sintesi, senza correre il rischio della superficialità, anche con l'ausilio di ottimo materiale d'archivio. La cosa più bella è, ancora una volta, sentire Friedkin esprimere le sue idee e commentare le sue ossessioni, ma soprattutto ascoltarlo mentre con la consueta franchezza dice cosa pensa di chi si atteggia ad artista, con la sua tipica ironia e joie de vivre, mentre sorseggia una tazza di caffè nero bollente che, come abbiamo scritto altrove, farebbe l'invidia dell'agente Cooper (ed è un perfetto filo conduttore in un documentario senza narratore). Friedkin – Uncut è un'ottima introduzione alla vita e alla carriera di uno dei registi più originali, citati e copiati di sempre, che ogni vero appassionato di cinema avrebbe il dovere (accompagnato dal piacere) di conoscere.



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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