Foxfire - la recensione del film di Laurent Cantet

22 agosto 2013
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Il regista francese riporta sullo schermo il libro di Joyce Carol Oates

Foxfire - la recensione del film di Laurent Cantet

Joyce Carol Oates è la più grande scrittrice americana vivente. Più volte in odore di Nobel e incredibilmente prolifica, a 75 anni ha pubblicato decine di romanzi – tra questi horror e gothic novel – raccolte di poesie, racconti, libri per adolescenti, saggi critici e autobiografici. Tutti, senza eccezione, di altissimo livello. Un'impresa che lascia senza fiato, se si considera che la Oates, una donnina pelle e ossa, è anche docente universitaria – non assenteista - a Princeton. Nessuno come lei ha saputo raccontare i mille volti dell'America, prendendo spesso spunto da tragici fatti di cronaca. Ha riscritto la vita di personaggi realmente esistiti (Marilyn Monroe, Jeffrey Dahmer, Mike Tyson) e dato voce a una miriade di personaggi: progressisti, conservatori, razzisti, giovani, anziani, ricchi, poveri e sottoproletari, ma soprattutto donne, spesso vittime di una società misogina, a volte forti, cattive o ribelli.

Nonostante il successo dei suoi libri, diventati in alcuni casi dei veri best-seller, il cinema non vi ha attinto quasi mai. Probabilmente perché, al di là della trama e dei personaggi interessanti, quello che veramente conta e che è difficile da rendere è il sottotesto: ognuno di essi è un tassello del puzzle che ritrae un paese pieno di contraddizioni e in cui convivono realtà tra loro agli antipodi. Aggiungiamo che spesso si tratta di tomi ponderosi in cui tutto è collegato e dove, più che in altri libri, l'escissione di una parte ha conseguenze sull'equilibrio del tutto. Non a caso il suo capolavoro, “Blonde”, sulla vita di Marilyn Monroe, è stato adattato per una miniserie e non, come sembrava dovesse essere, al cinema.

"Foxfire" – ed arriviamo finalmente al punto – è un'eccezione, proprio perché ha una trama più classica e in apparenza più semplice da restituire. Nel 1996 ne venne realizzata una versione low-budget e assai limitata con Angelina Jolie ed ora è un regista europeo, Laurence Cantet, a riportarlo sullo schermo con uno sforzo produttivo leggermente superiore. Cantet ha dimostrato col suo cinema di essere realmente vicino agli ultimi. E' dunque chiaro il motivo per cui ha scelto proprio "Foxfire".

La storia della gang di adolescenti Foxfire è narrata, come nel libro, dalla cronista del gruppo, Maddy. Appartenenti alla parte sbagliata della città in un mondo fortemente maschilista e classista, costrette a cavarsela da sole già dall'età di 13 anni, le ragazze si uniscono per difendersi, in gruppo, dal bullismo sessuale della cittadina in cui vivono. Guidate dalla carismatica Legs Sadowsky, solo all'interno di questa bizzarra società segreta trovano la speranza e l'amore che in molti casi non hanno mai conosciuto. Sono idealiste, confuse e illuse, onnipotenti e fragili, convinte di poter fare tutto e che il fine giustifichi i mezzi. Vivono la turbolenta stagione dell'adolescenza sentendosi nel giusto e intoccabili, fino a oltrepassare una soglia che spezza per sempre l'illusione e il gruppo.

Cantet, come la Oates, non giustifica la loro violenza e i loro errori, ma al tempo stesso le capisce e non le giudica, dando allo spettatore gli strumenti per decidere di testa propria (cosa che non è bastata alla commissione censura di casa nostra, che ha vietato il film ai minori di 14 anni). Dal punto di vista cinematografico, anche il regista resta in parte vittima delle troppe ellissi e sforbiciate a cui è costretto e che ci viene il sospetto abbia operato in fase di montaggio per non appesantire ulteriormente un film che sfiora già le due ore e trenta. Il ritmo di conseguenza è diseguale e – al contrario del libro - non tiene sempre avvinta l'attenzione.

Convincenti le ragazze protagoniste, con facce vere di non attrici che si calano nella parte con grande verosimiglianza, e ottima la ricostruzione d'epoca attraverso il trucco, i costumi e la fotografia. La scelta delle musiche romantiche e sdolcinate fa da perfetto contrappunto alle lacrime e al sangue di una violenza fisica e verbale che non ha niente da invidiare a quella dei ghetti odierni. Con buona pace degli iconici anni Cinquanta e del sogno americano nella versione di Norman Rockwell.

 



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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