Four Lions - la recensione del film di Christopher Morris

30 maggio 2011
3 di 5

Probabilmente solo in Inghilterra, patria indiscussa di uno humor irriverente e caustico, terra degli Ealing Studios come dei Monty Python e di Sasha Baron Cohen, poteva nascere un film come Four Lions.

Four Lions - la recensione del film di Christopher Morris

Four Lions - la recensione

Probabilmente solo in Inghilterra, patria indiscussa di uno humor irriverente e caustico, terra degli Ealing Studios come dei Monty Python e di Sasha Baron Cohen, poteva nascere un film come Four Lions.
Un film nel quale uno dei temi più caldi della nostra epoca, quello del terrorismo islamico, viene affrontato con una scorrettezza politica tanto spinta da far alzare ben più di un sopracciglio, con una volontà di mettere in ridicolo totale pensieri e gesti di drammatica e aberrante follia attraverso una satira spietata nei confronti di tutto e di tutti.
Perché se ovviamente al centro dell’esordio registico di Christopher Morris ci sono le scalcinatissime e idiote (ma concretamente ostinate) vicissitudini di un’aspirante cellula terroristica islamista, il mondo che li circonda non appare molto più smart.
Dalle famiglie, alla polizia, ai colleghi di lavoro passando rapidamente per le istituzioni, il panorama socio-culturale descritto da Four Lions appare di desolante inettitudine e inesistente intelligenza.

Ma si può ridere di certi argomenti? Di aspiranti jihadisti che sognano di farsi saltare in aria e diventare martiri di Allah? La domanda, di fronte a un film come Four Lions, è più che legittima. È più che legittimo tirare in ballo il concetto di “morale”, che è assai diverso da quello di “moralismo”. Anche perché Morris abbonda in derisione e sarcasmo, ma non la butta del tutto in farsa: a suo modo, Four Lions ha anche del thriller, nonché del dramma (semi)serio nel finale.
Se qualcosa dentro di noi si storce, alla visione del film, è innegabile che alcuni momenti siano irresistibilmente esilaranti. Sarà un caso, però, ma si tratta dei momenti più sostanzialmemente innocui (usiamo il termine con gli ovvi distinguo del caso): come quelli di un corvo che salta in aria, di un incidente esplosivo che costa la vita a uno degli aspiranti terroristi e a una pecora, o della disquisizione tra gli sniper della polizia londinese sulle differenze tra un Chewbecca e un orso.
Quando invece Morris mostra impietosamente la scandalosa normalità di ideologie terroristiche, o quando la morte irrompe sulla scena attraverso la porta della stupidità e del testardo radicalismo che è appunto rigidità intellettuale, al massimo ci si può concedere un ghigno amarissimo.

La morale, si diceva.
Morris è evidentemente autore troppo furbo e navigato per diventare immorale, ma l’assenza di una vera scelta, nei toni del film, lascia perplessi. Perché Four Lions non è né vera farsa denigratoria e liberatoria, né pura (benché amarissima) parodia intellettuale e ideologica. È un mix di elementi dall’equilibrio instabile, a costante rischio di esplosione: se non deflagra, di certo ebolle e fuma. E non tutti avranno i nervi saldi abbastanza per compiacere il chimico che l’ha realizzato.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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