Footnote - Un insolito film israeliano, in Concorso a Cannes

15 maggio 2011
3.5 di 5

Sospeso tra toni da commedia vagamente grottesca e surreale e sorta di bizzarro quasi-thriller intellettuale, Footnote differisce dallo stereotipo del film israeliano cui il pubblico internazionale è abituato

Footnote - Un insolito film israeliano,  in Concorso a Cannes

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Footnote - la recensione del film di Joseph Cedar

(presentato in concorso al Festival di Cannes 2011)

Sospeso tra toni da commedia vagamente grottesca e surreale e sorta di bizzarro quasi-thriller intellettuale, Footnote differisce dallo stereotipo del film israeliano cui il pubblico internazionale è abituato. Niente conflitti coi palestinesi, niente coloni, niente terrorismo. Nessun racconto diretto o indiretto alle guerre degli anni passati, o dei presenti.

O forse, in realtà, una guerra sotterranea c'è, nel nuovo film di Joseph Cedar, quello che la guerra (vera) l'aveva raccontata a suo modo con il Beaufort che gli era valso un Orso d'argento per la regia a Berlino e una nomination come miglior film straniero agli Oscar. Ma si tratta della guerra non dichiarata tra un padre e un figlio, rivali loro malgrado sullo stesso terreno, quello professionale.
Perché entrambi sono rinomati filologi e studiosi del Talmud: solo che al genitore sono sempre mancati i riconoscimenti ufficiali, accademici e pubblici, che al figlio invece vengono tributati numerosi. E questo, ad un uomo anziano che si è sempre sentito ostracizzato e depredato dei suoi meriti, un uomo testardo e intrattabile, questo proprio non va giù.
E che deve fare allora il figlio - decisamente meno integralista e più disposto al compromesso (foss'anche per un pizzico di codardia) ma ugualmente vanesio - quando gli viene comunicato che il più importante riconoscimento israeliano nel mondo della cultura che finalmente il padre sembra aver ottenuto era in realtà destinato a lui, e che l'omonimia ha generato un errore?

Lo spunto narrativo trovato da Cedar è interessante, supportato poi da una sceneggiatura forte per quanto fin troppo parlata. Dal punto di vista registico si cerca di rendere vivaci le cose con qualche artificio grafico gradevole inizialmente poi via via più ripetitivo: come a rispecchiare, in questo e in altro, l'ostinato, claustrofobico e ossessivo stato d'animo del protagonista più anziano del film.

Ma tra pregi e difetti di struttura, questo Footnote trova dei motivi di interesse che esulano dallo sporadico divertimento del racconto di una strana faida familiare. Perché la sofferta e sofferente rivalità generazionale ritratta da Cedar, e i profili psicologici e caratteriali dei due protagonisti, unitamente col fare della filologia talmudica il campo di battaglia, suggeriscono in maniera piuttosto esplicita che il film sia metaforico di rivalità generazionali insite all'interno di una cultura tutta, quella ebraica, per certi versi chiaramente patriarcale.

Se poi si considerano alcuni piccoli indizi disseminati nel film, come una certa insistenza sulle misure di sicurezza nei luoghi pubblici visitati dai protagonisti, su alcune dinamiche burocratiche e accademiche, e la chiusura (aperta) della vicenda sulle note (non udite) dell'inno nazionale israeliano, appare legittimo ipotizzare che, coscientemente o meno, Cedar abbia fatto di Footnote anche il ritratto di una sorta di paralisi politica-culturale dello stato di Israele tutto, figlia di contrasti tutti interni, sotterranei e dalle profonde radici. Una paralisi la cui soluzione, forse, è nelle mani di quella generazione più vecchia, più ostinata, più rigida e intransigente.


Footnote
Clip del film di Joseph Cedar


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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