Falla girare: recensione della commedia d'azione di e con Giampaolo Morelli

23 novembre 2022
3.5 di 5

Dopo 7 ore per farti innamorare Giampaolo Morelli dirige Falla girare, commedia d’azione che parla di amicizia, anelito alla libertà, felicità perduta e di… marijuana. La recensione di Carola Proto.

Falla girare: recensione della commedia d'azione di e con Giampaolo Morelli

Se fosse un modello, Nando Tancredi in arte Natan farebbe impallidire, con la sua bocca "a culo di gallo", Derek Zoolander e la sua strafamosa espressione Blue Steel. In realtà una specie di animale da passerella Natan lo è, e non perché ha lo smalto nero sulle unghie delle mani come Damiano dei Måneskin o possiede una copia del David di Michelangelo che ha sistemato a bordo piscina. No, con le sue meches bionde, gli occhiali a goccia e le sue massime da biscotti della fortuna, Natan è una star dei social, un influencer da 800.000 follower che posta selfie su Instagram come se non ci fosse un domani. Un piccolo incidente domestico, però, lo rende all'improvviso ridicolo agli occhi del mondo e, per colpa degli haters, ovvero di "quelli che una volta si chiamavano strunz" (cit.), Nando diventa lo zimbello degli Instagrammer e ci rimane malissimo. Ma siccome non esiste rinascita senza dolore, dopo aver sofferto il nostro si trasforma in un supereroe che combatte i nemici a colpi di selfie-stick e lotta per restituire agli uomini la libertà.

Nando/Natan è Giampaolo Morelli, che si diverte a fare il tamarro dal cuore d'oro in Falla girare, che segna il suo ritorno dietro alla macchina da presa a quasi due anni di distanza da 7 ore per farti innamorare. Quella rom-com uscì quando il Covid aveva da poco stravolto le nostre vite e, nella nuova regia dell'Ispettore Coliandro, si sente ancora l'eco della pandemia e delle teorie complottiste che ha scatenato. Tuttavia, nel film in cui troviamo anche Ciro Priello e Fabio Balsamo di The Jackal, le vittime di uno strano virus non sono gli esseri umani ma le piante di marijuana e, nel momento in cui Natan, suo fratello Arturo e un giornalista di nome Guglielmo trovano un esemplare scampato al disastro, comincia per loro una mirabolante avventura, che coinvolgerà anche un piccolo spacciatore, una poliziotta che fa il doppio gioco e un ex galeotto con la coda di cavallo e una bandana al collo. Dal momento che a questo gruppo di "pazzi in libertà" ne capitano di tutti i colori, è proprio il caso di dire che ci troviamo nel territorio dell'action comedy, genere al quale Morelli si accosta con il know how di chi ha visto i capolavori degli anni '80 e '90. Giampaolo invece di copiarli li reinventa, mescolandoli con una napoletanità che non ha nulla a che vedere con le atmosfere e l'iconografia di Gomorra o dei polizieschi con Mario Merola, e nemmeno con il modus vivendi dell'alta borghesia che si raduna a Piazza dei Martiri o al Gambrinus.

Come nel film precedente del regista, il Vesuvio incontra Hollywood. Dal cinema a stelle e strisce, Falla girare prende in prestito la struttura drammatica molto precisa e una sceneggiatura quasi di ferro che gli impediscono di cadere nella trappola tutta italiana del film comico, nel quale il gioco dell'attore protagonista conta più della storia. Nel film, infatti, non c'è una comicità soltanto verbale che si affida alla parolaccia o al già sentito. A divertire, a parte alcune irresistibili battute, sono soprattutto le fughe, gli inseguimenti, i passi falsi, le gaffe e le dinamiche interne di una combriccola di sfigati che, invece di assomigliare alla Banda della Magliana, ricordano i soliti ignoti del film omonimo. Per di più, esattamente come nella commedia di Mario Monicelli, ci imbattiamo in un ladro certificato che impartisce lezioni di furfanteria. Lo interpreta Michele Placido, che non ha la vestaglia a righe di Totò, ma allo stesso modo del suo Dante Cruciani conosce perfettamente i segreti del mestiere.

E’ attentissimo ai dettagli Giampaolo Morelli, e quindi sceglie una colonna sonora in cui suggestioni alla "Wild Boys" dei Duran Duran si fondono con sonorità elettroniche e brani originali dei fantastici e inimitabili eighties, a cominciare da "Take on me" degli a-ha. Il regista, inoltre, crea la banda perfetta, in cui convivono il tipo serioso che sul cellulare ha una app che conta suicidi nel mondo, la donna coraggiosa che si invaghisce del protagonista e l'imbranato buffo e in fondo tenero. E che dire delle scene irresistibili nelle quali c'è un'alchimia perfetta tra Morelli e i due Jackal, che in un tripudio di tempi comici perfetti si cacciano nei guai, architettano stratagemmi per non farsi uccidere dalla mafia cinese e battibeccano? Certo, c'è chi pensa al guadagno e chi a restituire felicità all'umantà grazie alla cannabis, sentendosi un po’ Braveheart e un po’ Ghost Rider, ma il mondo è bello perché è vario, e quindi ben venga Placido vestito da frate che, entrando in vaticano, cita il Pap'occhio. Non mancano un sapido sfottò del giornalista intellettuale, morto di fame e twittarolo, un'ottima ricostruzione d'epoca e un ritmo rapido sottolineato da una varietà di situazioni e imprevisti e da un montaggio incalzante. Poi ci sono i combattimenti in stile La tigre e il dragone, un pizzico di Rain Man, cocomeri à go-go, involtini primavera rivisitati e uno strepitoso e viscido villain interpretato da Leopoldo Mastelloni.

Tutti questi elementi non creano confusione: ognuno ha il giusto peso drammatico e il giusto posto. Quanto al supereroe di cui parlavamo in apertura, va detto che è super non per via di una forza sovrumana o per gli effetti di una strana mutazione. Lo è perché sa che il suo "travestimento", che poi sono i filtri di Instagram, è poca cosa rispetto alle maschere che tutti noi portiamo perché non possiamo permetterci di essere naturali. Gli rende onore anche il fatto che, nonostante le  "mazzate" prese da funambolici artisti marziali, si butterebbe nel fuoco per il fratellastro.

Falla girare è un film molto più complesso di 7 ore per farti innamorare, e non solo da un punto di vista tecnico o registico. Si vede che è frutto di un tempo di incertezza, perché, al di là del divertimento, è un grido di protesta contro un mondo che va a duemila all'ora e nel quale l'individuo raramente ha possibilità di scelta. Forse il tempo degli outsider non è ancora arrivato, sembra dirci Giampaolo Morelli, ed è per questo che ancora per un po' saranno costretti a rubare accappatoi. Per fortuna, a salvarli è la loro autorevole saggezza.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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