Era d’estate: recensione del film sull’esilio all’Asinara di Falcone e Borsellino

16 ottobre 2015
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Fiorella Infascelli filma con empatia e rispetto un angolo di privato.

Era d’estate: recensione del film sull’esilio all’Asinara di Falcone e Borsellino

E’ un film raccolto, essenziale e geometrico Era d’estate di Fiorella Infascelli, che approda nuovamente sull’isola sarda dell’Asinara, a quattro anni di distanza da Pugni chiusi, per narrare un’altra vicenda di sofferenza legata al carcere di Cala d’Oliva.
Tornando alla finzione, ma non alla fiction – perché l’approccio alle "italiche cose" non passa attraverso la necessità tutta televisiva di spiegare nel dettaglio e negli antefatti la macrostoria – la regista si prende il lusso di filmare non un evento ma un’attesa, un tempo morto, una quiete prima di una tempesta imperfetta che risponde al nome di mattanza mafiosa.

E allora ecco Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in esilio forzato fra le stanze disadorne di una foresteria e in mezzo a uomini armati che non abbassano mai la guardia. Ecco due uomini d’ingegno destinati a cambiare la storia raccontati nel loro privato, ma mai spiati dal buco della serratura, mai scrutati con la curiosità morbosa di un malato di gossip o di un giornalista alla forsennata ricerca di uno scoop.
No, a muovere l’autrice de Il vestito da sposa è soprattutto l’empatia, insieme a un lavoro di immaginazione che non dimentica mai di tenere conto di un’attenta documentazione.

Il maxi processo c’entra poco con questa "investigazione dell’intimità", perché in primo piano – almeno all’inizio – ci sono la rabbia e la frustrazione dei due giudici. Poi, mente le loro famiglie mal si adattano alla dolce prigionia, la Infascelli sente il bisogno di avvicinarli ancora di più, concentrandosi sul senso dell’umorismo e le inquietudini dell’uno e sulla cultura e la praticità dell’altro, che lontani da quella Palermo che "tutto ingoia" diventano solo Paolo che è di destra e va in chiesa e Giovanni che crede nell’umanità vota a sinistra. In comune hanno la determinazione a sconfiggere la Mafia, decine di sigarette fumate compulsivamente e uno sguardo incantato sempre rivolto verso il mare, che porta la pace ma anche l’inquietudine, soprattutto quando fa buio e viene da pensare che la morte non sia poi così lontana.

Guardando le due vittime illustri di Cosa Nostra, e osservandole alle prese con una quotidianità semplice – estranea ai cellulari, ai fax e ai computer ­– si avverte una tristezza infinita, che si mescola a un amore incondizionato verso Beppe Fiorello e Massimo Popolizio, così bravi nel loro mestiere di attori.
Una simile vicinanza emotiva alla storia e coloro che ne diventano voce e corpo sembra però indotta più dal ricordo dei fatti realmente accaduti che dal film, che rimane come paralizzato dalla paura di tradire il ricordo di due uomini larger than life.

E’ come se fosse timida la macchina da presa di Fiorella Infascelli, che non ce la fa a inventare una grammatica narrativa attraverso la regia, che non si incolla mai abbastanza ai personaggi, che non sempre rende le parole dette incisive e che non riesce a creare sufficiente movimento – concreto ed emotivo ­– nella registrazione di un’immobilità.
Così, le giornate di Falcone e Borsellino finiscono per essere quasi tutte uguali, attraversate solamente a tratti da lampi di disperazione, lucidità o da momenti di vera poesia, come quando, a notte fonda, le due famiglie sentono cantare un certo signor Cutolo e ridono felici.

E’ in questi istanti che l’umanità degli uomini di legge ci arriva, insieme alla consapevolezza dell’agghiacciante omertà che ha sempre paralizzato il nostro bel paese, che solo nel 1985 ha riconosciuto che la Mafia non è uno stato d’animo, né un concetto astratto.
Adesso le cosche non fanno più la guerra. Adesso tacciono, ordiscono trame, mantengono il silenzio, e per questo ci fanno ancora più paura. E’ giusto che il cinema continui a parlarne, e che lo faccia da prospettive insolite, come quella scelta da Era d’estate, un film interessante e niente affatto retorico, ma in parte un’occasione mancata.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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