Enemy con Jake Gyllenhaal, la recensione e l'interpretazione dell'enigmatico film di Denis Villeneuve

27 maggio 2020
3.5 di 5
5

L'enigmatico Enemy è l'adattamento libero del romanzo L'uomo duplicato di José Saramago, diretto da Denis Villeneuve e interpretato da Jake Gyllenhaal.

Enemy con Jake Gyllenhaal,  la recensione e l'interpretazione dell'enigmatico  film di Denis Villeneuve

Adam Bell (Gyllenhaal) è un professore di storia, tendenzialmente solitario se non fosse per i suoi incontri con l'amante Mary (Mélanie Laurent), in una casa semiarredata in cui vive come di passaggio. La sua vita cambia quando un collega, sornione, gli consiglia la visione di un film. In ruolo da comprimario c'è un uomo esattamente identico a lui. Ossessionato via via da questo "Daniel St. Claire", pseudonimo dell'attore Anthony Claire (Gyllenhaal), Adam lo rintraccia e scopre che vive con una moglie incinta (Sarah Gadon). I due hanno la stessa identica voce, lo stesso identico corpo. Si può far finta di nulla?

Avendo in curriculum opere dal significato discusso, fonte di dibattiti e interpretazioni come Donnie Darko e Source Code, evidentemente Jake Gyllenhaal non poteva che essere il doppio protagonista di questo Enemy (2013): si tratta dell'adattamento del romanzo L'uomo duplicato (2002) del premio Nobel José Saramago, sceneggiato e modificato da Javier Gullón e dal regista canadese Denis Villeneuve, nello stesso anno in cui si apriva a Hollywood con Prisoners, peraltro cointerpretato da Gyllenhaal. Ci sembra assai difficile commentare il film senza analizzarne almeno in breve la struttura, incappando in inevitabili spoiler: se siete tra gli spettatori che li temono come la peste, vi conviene tornare su questo testo dopo la visione.
Riteniamo che Enemy abbia due interpretazioni, ma fortunatamente un significato unico. Come spesso accade, ci si divide di solito tra chi interpreta in chiave razionale ciò che ha visto, e chi si abbandona alla vertigine di una lettura immediata surreale.

Fortemente stimolati dall'immagine della tarantola, in particolare nell'ultima inquietante inquadratura, ci sembra di assistere a un palese caso di schizofrenia e deriva mentale: Adam e Anthony sono per noi la stessa persona, e il tilt psichiatrico del protagonista è probabilmente causato dall'impossibilità di reggere il peso della sua doppia vita, del tradimento, dell'imminente paternità e delle sue perversioni nascoste. La creazione di un "altro se stesso" aiuta a scaricare le responsabilità insostenibili della propria identità, creandone una seconda a cui è consentito ciò che alla prima non sarebbe concesso. Il cinema di Villeneuve, meticolosamente attento all'ambiguità anche dei movimenti di macchina, ne diventa complice, costruendo un agire apparentemente parallelo dei due uomini, quando nella realtà ci potrebbe essere semplicemente uno sfasamento tra quello che è accaduto a un'identità e a un'altra, nella confusione temporale di una mente in tilt (nessuno ci conferma, come invece accade nel romanzo, che l'Anthony nell'incidente finale sia effettivamente morto... ma forse lo è metaforicamente, se l'amante Mary lo è e Adam può così purificarsi e tornare dalla moglie).
Se Enemy per noi ha un difetto è che non si mantiene nel perfetto equilibrio che Villeneuve cercava, quel gioco ambiguo tra la metafora di una follia e una possibile fantastica spiegazione letterale. E' difficile accettare il racconto in quest'ultimo modo, se ci si prodiga in tante scelte, tra inquadrature e dialoghi, da farci dubitare così seriamente dello stato mentale del protagonista. In definitiva: se ci sono tantissimi indizi per dubitare di Adam/Anthony, non ce ne sono altrettanti per pensare che siano due persone diverse.

Fortunatamente, l'atmosfera inquietante del lungometraggio e il senso della sua riflessione sopravvivono anche al gioco dell'interpretazione (che portato alle estreme conseguenze può diventare un po' sterile, se non rafforzato da un tuffo nel subconscio a corpo morto come solo Lynch sa fare sul serio). Il film si apre con una citazione del romanzo: "Il caos è un ordine non ancora decifrato". Sia Adam schizofrenico, sia davvero messo dal destino davanti a un se stesso alternativo in modo sovrannaturale, la visione cupa e pessimista della storia rimane: Anthony è libero, artista, ha una vita di coppia stabile (seppur non priva di infedeltà). Adam è in fondo sempre solo, precario nei sentimenti e persino nella casa, istituzionale e integrato nell'istituzione universitaria, con la testa fuori dalle nuvole. Il caos di cui parlano Saramago e Villeneuve è lo stesso: la difficile coesistenza di pulsioni spesso agli antipodi, nella nostra vita che la società vorrebbe unica e coerente. L' "ordine" consiste nella soppressione delle parti di noi che compromettono un'unica pulita e logica identità. Il fatto stesso che nel finale Adam, ormai assunta l'identità di Anthony, si faccia tentare dalla perversione, indica con amara ironia quanto l'eliminazione del nostro essere più profondo possa essere soltanto transitoria e non molto efficace. In ogni caso, fonte di dolore psicologico.

Enemy
Il trailer del film in lingua originale


  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento