Easy Girl - la recensione del film

02 marzo 2011
3.5 di 5

Il film diretto da Will Gluck e sceneggiato da Bert V. Royal sia una delle teen comedies più riuscite e intelligenti degli ultimi anni: forte di una bravissima protagonista, solidissimi comprimari, dialoghi brillanti e battute ficcanti.

Easy Girl - la recensione del film

Easy Girl - la recensione

A primo acchito, l’assunto di base di Easy Girl appare un po’ improbabile, e vagamente moralista. Si fa un po’ fatica infatti ad immaginare che, realmente, una liceale americana possa essere additata dal resto della sua comunità scolastica perché, si dice, ha perso la verginità con un ragazzo del college. Ma se è vero che tra una situazione come questa e quelle alla Girls Gone Wild ci sono infinite sfumature, basta superare questo piccolo irrealismo iniziale per comprendere come il film diretto da Will Gluck e sceneggiato da Bert V. Royal sia una delle teen comedies più riuscite e intelligenti degli ultimi anni. E che proprio il ribaltamento dello stereotipo è la sua chiave.

La vicenda di Olive, ragazza di rara simpatia e arguzia, e della sua lotta contro il pregiudizio e la discriminazione condotta con armi “improprie”, getta le sue radici nell’ampiamente ed esplicitamente citata “Lettera scarlatta” di Nathaniel Hawthorne, omaggia nostalgicamente l’altrettanto ampiamente ed esplicitamente citato John Hughes, per (di)mostrare come certi aspetti della società statunitense – e del carattere umano – non siano mai realmente cambiati. Nel bene come, soprattutto, nel male.
La Olive di una bravissima e persino affascinante Emma Stone è una Molly Ringwald dei nostri giorni, che alle caratteristiche della protagonista di Bella in rosa o The Breakfast Club assomma quelle di una Daria Morgendorffer. Una ragazza che combatte le ipocrisie e il puritanesimo ossessivo a colpi di sarcarsmo, irriverenza e straordinaria generosità, che si muove con sofferente disinvoltura in un mondo (giovane e adulto) nel quale riaffermare un’individualità è gesto quasi rivoluzionario.

Il ritratto dell’universo scolastico che ne emerge non è meno entomologicamente preciso di quello di un Mean Girls, né meno tagliente di quello di un Election; e questo vale tanto per le dinamiche relazionali tra giovani coetanei quanto per le bizzarrie o le complessità del mondo adulto, rappresentate rispettivamente dagli irresistibili genitori di Olive interpretati da Stanley Tucci e Patricia Clarkson, quanto e dagli insegnanti ritratti da Thomas Haden Church e Lisa Kudrow.
Così, tra una chiaramente allusiva ostentazione di bigottismi e simboli religiosi, alcuni momenti di pura distrazione liberatoria e una dimensione intima e sentimentale presentissima eppure mai retoricamente patetica e sempre stemperata col sorriso, Easy Girl scorre fresco e frizzante, e lascia che gli si perdonino alcune meccaniche facilonerie grazie a dialoghi brillanti, battute ficcanti e una solida caratterizzazione di personaggi umani e simpatici.




  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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