La recensione di Earth - la nostra Terra

22 aprile 2009

La Disney torna metodicamente ai documentari naturalistici che inaugurò più di cinquant'anni fa, con l'aiuto della BBC. Qual è il loro significato nel mercato cinematografico attuale?

La recensione di Earth - la nostra Terra

Earth - la nostra Terra: la recensione

Pretendere lo stupore nella visione di un documentario naturalistico nel 2009, dopo che questo sottogenere è stato tanto frequentato in modo anche pregevole dal mezzo televisivo, può essere considerato un atto ingenuo o all'opposto di grande coraggio. La Disney, inaugurando con il film Earth – La nostra terra il brand Disneynature, torna alle origini del suo cinema dal vero, che tra gli esordi comprese anche l'allora acclamato Il deserto che vive di James Algar, anno 1953.

L'opera alterna tre vicende “migratorie”, seguendo orsi polari, elefanti e balene (ma non solo) negli spostamenti annuali alla ricerca di acqua e cibo. Per ben cinque anni i registi Alastair Fothergill e Mark Linfield, veterani della BBC, hanno guidato troupe di esperti operatori in un impegno che nei risultati appare come un massiccio “reader's digest” per chiunque abbia amato Quark. Più che l'uso suggestivo in un paio di occasioni di cineprese normalmente usate per i crash-test e riadattate, Earth esprime forza proprio in questa intenzione divulgativa: affidare al cinema l'ampiezza dei panorami e dell'ineluttabile crudeltà dell'esistenza compensa il già visto con una fruizione comunitaria, funzionale al messaggio.

Sostenuto dal WWF, il grido di allarme per il riscaldamento globale affiora qui e lì nella proiezione senza vampirizzare l'evocatività con il tono predicatorio, ma con decisione sufficiente da giustificare la proposta nei cinema. Rispetto ad operazioni apparentemente analoghe come La marcia dei pinguini, fortunatamente la debole linea narrativa risulta meno invadente e forzata, inserendosi nell'oggettività dello sguardo solo per reggere con più emotività la durata di un'ora e mezza. Paolo Bonolis, che ha sostituito come voce narrante James Earl Jones, serve bene quest'impostazione ragionata, resistendo con professionalità alla tentazione di opporre la sua esuberanza a un argomento eterno.

Se c'è una soddisfazione per il team che si è massacrato (letteralmente, guardate i titoli di coda!) per la realizzazione di Earth, non è quella di aver creato un capolavoro. L'orgoglio è nella celebrazione di una tradizione tramite un mezzo che raramente ormai l'accoglie: lo spostamento della fruizione è la sostanza del film, con in più un contesto ambientalistico preoccupante che qualche decennio fa nemmeno sognavamo, seduti davanti ai nostri tv color. Su grande schermo il primo volo, con inevitabile delicato schianto su un letto di foglie, assume una portata epica che abbatte ogni possibile lamentela di leziosità.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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