Eagle Eye - la recensione dello spy-thriller con Shia LaBeouf e Michelle Monaghan

17 febbraio 2009

Il secondo film realizzato assieme da D.J. Caruso e Shia LaBeouf è un thriller dai chiari e standardizzati connotati hollywoodiani, che permette di fare il punto sulle tendenze industriali del cinema americano.

Eagle Eye - la recensione dello spy-thriller con Shia LaBeouf e Michelle Monaghan

Eagle Eye - la recensione

A modo suo, Eagle Eye è anche un film interessante. Preso come entità a sé stante, non deprime e non esalta, raccontando con anonima ma tutto sommato solida professionalità una vicenda evidentemente derivativa di molto cinema precedente e contemporaneo, e rappresentando comunque un passo avanti per D.J. Caruso rispetto alle sue prove più recenti. Ma forse è proprio in questa sua non esasperata originalità (qualcuno direbbe nel citazionismo, qualcun altro nella suo aver scopiazzato di qua e di là) Eagle Eye trova la sua ragion d’essere.

Se letto in questo senso infatti, il film di Caruso rappresenta una sorta di prodotto campione delle capacità della Hollywood contemporanea: i suoi temi tipici, il suo stile, il suo faticoso e dialettico confrontarsi con nuove realtà mediatiche emergenti. La lotta di due common people come i personaggi di Shia LaBeouf e Michelle Monaghan (non-coppia bene assortita) contro un misterioso ed occulto Grande Fratello che li muove come pedine è un déjà vu raccontato con uno stile che, se da un lato strizza l’occhio al cinema della sempre più indistinguibile coppia Ridley&Tony Scott, dall’altro tiene bene presenti realtà sempre più importanti e concorrenti come ad esempio quella della serialità televisiva. E a questo proposito, elementi come la minaccia al Presidente degli Stati Uniti, l’esasperata e pervasiva connettività o la frenetica corsa contro il tempo concentrata nell’arco di poche ore non possono non riportare alla memoria una pietra miliare della tv contemporanea come 24.

Sembra evidente quindi che Caruso e gli sceneggiatori del film si siano confrontati direttamente (per quanto forse inconsciamente) con un ampio sedimento culturale e narrativo e che lo abbiano rielaborato e riproposto secondo le coordinate imposte dal sistema industriale hollywoodiano. Eagle Eye è un film che dimostra di conseguenza come il cinema americano di oggi riesca al tempo stesso ad esprimere un innegabile tasso di professionalità in tutti i reparti ma che stenti ad appropriarsi di una personalità nuova che lo distingua – magari solo per sfumature o per modalità di declinazione – dal suo stesso passato o presente o dalle altre, concorrenziali forme audiovisive che il panorama contemporaneo ci offre.

 



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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