Due piccoli italiani Recensione

Titolo originale: Due piccoli italiani

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Due piccoli italiani: recensione del film di e con Paolo Sassanelli, tra commedia, dramma e favola

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Due piccoli italiani: recensione del film di e con Paolo Sassanelli, tra commedia, dramma e favola

E insomma ci sono Paolo Sassanelli che fa il rain man con la camicia abbottonata fin su, fino all'ultimo bottone, e Francesco Colella che gonfia le vene del collo, e il personale delle cliniche psichiatriche che è cattivo, e i tifosi del St.Pauli - che poi è la squadra di Amburgo, quella del quartiere portuale - che non si sa perché stan parcheggiati col loro pullman in una stazione di servizio pugliese in attesa di andare a Rotterdam per una partita, e allora i Due piccoli italiani viaggiano con loro: perché a Rotterdam c'è la madre del rain man che si chiama Felice, o almeno lui dice così, e il suo amico Salvatore, pure con le vene sgonfie, lo segue e lo aiuta e così facendo incontra Anke, che non è una bella prostituta ma la sua assistente, e soprattutto la donna che risolverà il problema erettile di Salvatore che tanto lo fa arrabbiare, perché le vene del collo gli si gonfiano ma altre cose no.
E quindi c'è Rotterdam, con la sua architettura avanguardista, e le case cubiche, e il palazzo occupato dove vive Anka, e ci sono i droni che riprendono la città, e poi c'è anche Dagmar Lassander che fa la cantante che dovrebbe essere la mamma di Felice, e c'è un serpente che mangia gli omogeneizzati, e il capo della casa occupata che è mezzo stregone, e poi ci sono di nuovo i tifosi del St.Pauli, che questa volta vanno in Islanda, ma quante partite gioca il St.Pauli: e allora tutti in Islanda, coi droni, e con le pozze d'acqua calda dove lavare via il pensiero della malattia, e guardare solo al futuro.

C'è Due piccoli italiani, ci sono tutta la sua buona volontà e la sua grande ingenuità -  cercata, perché è quella dello sguardo di questi due Lazzari un po' infelici - che fanno il paio con le poche risorse e con le grandi ambizioni. Due piccoli italiani tra la commedia, il dramma, la favola, l'on the road e un occhio che non può non essere stato buttato a La pazza gioia per poi però andare dove deve andare, e dove va: in una direzione tutta sua, tutta nuova, tutta a nord, dove alla fine comunque la purezza dei protagonisti, e il loro candore folle, si fanno strada, e Felice di sbottona, e a Salvatore gli si alza, e tutti si vogliono bene. Perché le persone, lì al nord, son tutte buone, tutte disposte ad aiutare, in un modo o nell'altro, pure le prostitute per passione, mica solo i tifosi del St.Pauli, che vanno ovunque, e chissà che coppa gioca, la squadra di Amburgo.
Ci sono le crisi di Felice e di Salvatore, e i loro momenti lieti, e le cose, e l'impegno sincero un po' da equilibrista di Sassanelli, e quello di Colella e delle sue vene e dello stesso nome che usa a teatro, e l'esuberanza di Rian Gerritsen, e Marit Nissen sorniona e divertita, e i buoni sentimenti, e la malattia mentale che fa tenerezza, e la fotografia curatissima forse pure troppo, e ci sono tutte quelle cose che fanno vedere e capire che è stato un bel lavoro, quello sul set, con passione e affiatamento e divertimento.

E certo che ha ragione Sassanelli, che dice che delle opere prime vanno guardati prima i pregi dei difetti, ci mancherebbe, e però i difetti ci sono anche loro. E se i pregi son le buone intenzioni e la cura produttiva, e una regia che rifiuta la piattezza a costo di procedere per saliscendi, i difetti sono la scrittura - che va bene la favola, ma insomma non si può mica esagerare - episodica e squinternata come i suoi protagonisti, e il fatto che alla fine dei conti, e dei viaggi, e delle crisi, in mano e in testa e in pancia, a noi che guardiamo, rimane un po' poco, anche se a Felice e Salvatore non gli vuoi male mai, nemmeno quando ti mettono un po' alla prova.

Due piccoli italiani
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
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