Divergent - la recensione del film

02 aprile 2014
2.5 di 5
10

Arriva in sala il film tratto dal primo atto della trilogia di Veronica Roth

Divergent - la recensione del film

In un prossimo futuro, l'umanità è divisa in cinque fazioni a seconda del carattere e della volontà: Eruditi, Abneganti, Intrepidi, Candidi e Pacifici, più gli Esclusi, paria che non appartengono ad alcuna fazione. Beatrice Prior viene da una famiglia abnegante, ma al momento del test fatidico che la indirizzerà alla fazione della sua vita, risulta "divergente", cioè incollocabile. Celando il terribile segreto, che la destinerebbe agli Esclusi, sceglie gli Intrepidi, tra i quali incontrerà l'affascinante istruttore Quattro.

Divergent è l'adattamento del primo capitolo della trilogia letteraria young adult di Veronica Roth. Il modello femminile portato sullo schermo da Shailene Woodley è quello della Jennifer Lawrence di Hunger Games, la cui atmosfera in questo film di Neil Burger si respira sin troppo. Come Beautiful Creatures era un'eco di Twilight, così Divergent riprende Hunger Games, passando per l'esperienza di The Host, che era una sorta di via di mezzo tra i filoni citati. A ben guardare, la scelta iniziale della fazione però ricorda anche la selezione operata dal cappello magico in Harry Potter.

Forse è un segno della nostra epoca accelerata: generi cinematografici nascono e si canonizzano a una velocità pazzesca. La vicenda "teen-epica con sfondo ribellistico in contesto antilibertario" è una nuova prescrizione di regole ben identificabili, come un tempo potevano esserlo i western, le farse o la commedia sentimentale. Come accade per i cinecomic, ci sembra però che la definizione di questi nuovi generi sia in genere più restrittiva, con un margine di manovra quasi nullo, in funzione di una commerciabilità del prodotto sicura. Esempio pratico: la scelta degli Intrepidi da parte di Beatrice è quella più dinamica e immediata per l'immedesimazione dei ragazzi, ma se avesse scelto un'altra fazione il suo percorso di crescita sarebbe stato una variante almeno più originale di quello visto in Hunger Games.

Divergent è un film a formula, un concentrato di tendenze. Qualche soluzione scenografica è suggestiva, e il messaggio per un pubblico di spettatori molto giovani, scontato o meno, non fa mai male. Questo tuttavia non basta a renderlo indimenticabile per chi non sia già fan dei libri originali: nell'ultima parte il pathos di alcune morti è gestito in modo approssimativo, e la tolleranza mostrata verso qualche villain maschera non troppo bene gli appigli a possibili sequel.




  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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