Diego Maradona Recensione

Titolo originale: Diego Maradona

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Diego Maradona: recensione del documentario sul Pibe de oro presentato al Festival di Cannes 2019

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Diego Maradona: recensione del documentario sul Pibe de oro presentato al Festival di Cannes 2019

Diego Maradona. Diego e Maradona. Come a dire: il genio e la sregolatezza; il genio del pallone di Villa Fiorito che ha sempre fatto tutto per la famiglia e per gli amici, da un lato, e lo sbruffone in campo e fuori dalla vita privata dissoluta, dall’altro.
Dopo un’altra icona dello sport come Ayrton Senna, e dopo Amy Winehouse, Asif Kapadia racconta per la prima volta un personaggio ancora in vita, e la sua tendenza all’agiografia ne risente, finendo col fare del suo un film che tutto sommato assolve Maradona da tutti i suoi peccati, semplificandone il ritratto in quello di un ragazzo un po’ timido e fragile che si è lasciato trascinare dai lati oscuri della piazza napoletana, e che non sapeva reggere la pressione. Un personaggio, a suo modo, tragico.
In fondo, però, quale sia il Maradona che emerge dal film di Kapadia è poco importante. Perché di Diego Maradona sono più interessanti (anche se forse non meno spinosi) l’aspetto formale da un lato, e le implicite ricadute dall’altro.

Ci sono solo materiali d’archivio, nel film di Kapadia, a formare un tappeto d’immagini sulle quali scorrono le parole dei vari personaggi che ha intervistato nel suo film.
Dal punto di vista dell’impatto cinematografico, il lavoro di montaggio è tale da creare un ritmo che ha poco da invidiare a quello del cinema di finzione, sebbene i documentaristi più intransigenti potrebbero obiettare che, in questo modo, il regista è fin troppo evidentemente manipolatorio nei confronti della realtà delle cose, e libero di individuare i suoi colpevoli: su tutti, quel Corrado Ferlaino di cui Maradona si sentì a un certo punto prigioniero.
Ma nel ripercorrere la carriera di Maradona, che qui è sintetizzata nella sua parentesi napoletana - tra il 1984 e il 1991, con in mezzo due mondiali, la nascita del mito Maradona, la sua divinizzazione, e il progressivo emergere dell’odio da parte dell’opinione pubblica, e l’andare fuori controllo dei vizi del giocatore - Kapadia vuole anche legare un’epopea calcistica, un’ascesa e una caduta, al contesto in cui queste sono avvenute, e alle trasformazioni del gioco del calcio.

Sul fronte dell’impatto di Maradona su Napoli e sulla sua popolazione, l'inglese dice sicuramente meno di quanto aveva fatto Alessio Maria Federici in Maradonapoli, ma riesce a cogliere comunque in maniera attenta il legame particolare che si era creato tra Diego e i napoletani, aggiungendo quei legami con la camorra e il clan dei Giuliano dei Forcella che nel film di Federici rimanevano fuori dall’inquadratura.
E nel raccontare i due mondiali di quegli anni, quello del 1986 e quello del 1990, e in particolare la celeberrima Argentina-Inghilterra post Falkland del primo, e l’Italia-Argentina giocata proprio al San Paolo del secondo, il regista è capace di annodare assieme fili che riguardano tanto lo specifico del suo racconto che il legame del calcio con la nostra storia e il nostro immaginario.

Ma alla fine, quello che rimane più impresso nello sguardo, dopo il Diego Maradona di Kapadia, più che delle prodezze in campo del suo protagonista, o delle sue scalmane fuori, è il racconto di uno sport che appare distante anni luce da quello di oggi, per come è giocato e come è raccontato. E dai volti di chi lo giocava. Compreso quello di Diego Armando Maradona.

Diego Maradona
Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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