La recensione di Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma

04 agosto 2011
3 di 5

Divertente, ben recitato, visivamente ammirevole per il senso della composizione multidimensionale dell'inquadratura, Detective Dee e la fiamma fantasma rientra in questo senso nella continua ricerca sperimentale del regista Tsui Hark.

La recensione di Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma

La recensione di Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma


Ci hanno sempre colpito, nel cinema un tempo mitico di Hong Kong, prima del ritorno alla madrepatria (che ne ha forse un po' ridimensionato l'anarchica creatività), la poliedricità e produttività dei suoi autori, pronti a esibirsi in veste di registi, produttori, attori, coreografi e altro, in un'intercambiabilità di ruoli che non può che suscitare ammirazione e un pizzico di invidia nello spettatore occidentale, abituato a una rigida ripartizione dei compiti. Forse è stato proprio questo uno degli elementi della vitalità e del successo del cinema orientale, nonostante l'onda lunga negativa che l'ha colpito in tempi recenti dopo i trionfi degli anni Ottanta e Novanta. Fa dunque piacere ritrovare di nuovo in sala nomi leggendari per l'appassionato come quelli di Tsui Hark, Sammo Hung (qui in veste di coreografo), Andy Lau e Tony Leung ka-fai, in quest'ultima impresa del regista nato a Saigon e diventato una delle punte di diamante del cinema orientale.
Dopo l'obbligata ma poco felice trasferta americana con Double Team e Hong Kong colpo su colpo, e gli alterni risultati ottenuti in patria, Hark mostra la sua forma ritrovata in quello che è forse a oggi il suo film più commerciale, Detective Dee e il mistero della Fiamma Fantasma, presentato in concorso nel 2010 alla Mostra del cinema di Venezia. Commerciale, in questo senso, non ha per forza un'accezione negativa: significa semplicemente che è un film in grado di competere con molti blockbuster americani, quando non di superarli in ampiezza, senso dello spettacolo e ambizioni. Chi conosce lo Tsui Hark più sperimentale (quello di Time and Tide, per intendersi, e quello ipercinetico dei suoi fantasy precedenti), lo troverà qua molto più classico e disteso: con l'abbondante ricorso agli effetti digitali e ad un ritmo meno frenetico, il regista adotta una figura del folclore popolare del suo paese per confezionare un mix di action, fantasy, whodunit, avventura e film politico. Se i riferimenti alle lotte intestine rispecchiano a detta dei sinologi gli eventi della storia moderna cinese, il film è più semplicemente leggibile in senso universale come una analisi dei meccanismi del potere e delle responsabilità di chi lo esercita.

Divertente, ben recitato, visivamente ammirevole per il senso della composizione multidimensionale dell'inquadratura, le cui geometrie (in una continua intersezione e giustapposizione di alto/basso, orizzontale/verticale, superiore/inferiore, parallelo/trasversale) comunicano allo spettatore la magia di una vertigine della visione capace di catapultarlo all'interno dello schermo (e senza nemmeno bisogno di ricorrere al 3D!), Detective Dee e la fiamma fantasma rientra in questo senso nella continua ricerca sperimentale di questo ottimo regista. Anche se noi, sia pure a malincuore, confessiamo di rimpiangere un po' la sfida all'attenzione e la richiesta di partecipazione attiva di altre opere di Tsui Hark, questo non ci impedisce di goderci un prodotto narrativamente più lineare e accessibile per il pubblico occidentale, e di augurarci di ritrovare in futuro l'affascinante detective Di Renjie di Andy Lau, alle prese con nuovi avvincenti misteri.



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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