Desconocido - la recensione dell'ansiogeno thriller spagnolo

28 marzo 2016
3.5 di 5
68

Un bel prodotto di genere che non sfigura al confronto con analoghi modelli americani e con una morale molto attuale.

Desconocido - la recensione dell'ansiogeno thriller spagnolo

Se Carlos, il protagonista di Desconocido – Resa dei conti, fosse stato come noi, non avrebbe risposto a una telefonata proveniente da un numero sconosciuto e chissà che sarebbe successo. Ma lui, in crisi con la moglie e distratto da beghe di lavoro (è il direttore della filiale di una banca che ha venduto titoli tossici ai suoi clienti) e dai litigiosi figli che per una volta accompagna a scuola, risponde e piomba in un incubo. Dapprincipio non crede alla minaccia che gli arriva dal misterioso interlocutore: sotto i sedili dell’auto c’è una bomba che verrà azionata da un telecomando se Carlos non verserà immediatamente su un conto preciso tutti i soldi che possiedono lui e la moglie, di cui l'uomo conosce l’esatto ammontare. Ma che non si tratti di uno scherzo è ben presto tragicamente evidente. Anche provare a scendere o sollevarsi sui sedili farà detonare l’ordigno. Carlos inizia così una corsa contro il tempo per salvare se stesso e i figli, stretto in una morsa tra le pressanti e inderogabili richieste dello sconosciuto al telefono e la caccia della polizia che lo sospetta di volersi fare esplodere assieme ai ragazzi.

Avendo frequentato per qualche anno il Festival del Cinema di Malaga, dedicato interamente al cinema spagnolo, abbiamo avuto occasione di renderci conto di quanto sia variegata la cinematografia iberica, che spazia dal fantasy all’horror, dalla commedia al cinema d’animazione e di fantascienza. Raramente però questi film (a differenza ad esempio di quelli francesi) arrivano nelle nostre sale e se lo fanno è spesso solo grazie ai festival. Pur non essendo in grado di giudicare lo stato di salute di un’industria che avrà come tutte i suoi problemi, ci ha sempre colpito il fatto dell’estrema ricchezza di generi, attori e registi che esordiscono spesso con film già maturi e d’impatto. Ci fa dunque un grande piacere che esca finalmente anche in Italia, dopo il passaggio ai Venice Days della scorsa Mostra del cinema e due meritatissimi premi Goya (per montaggio e sonoro), il debutto di Dani de La Torre con un thriller che per una volta non è un luogo comune definire mozzafiato.

A renderlo tale sono soprattutto la regia e l’interpretazione dei protagonisti, perché a ben guardare tra le pieghe della sceneggiatura non si può fare a meno di trovare qualche evidente illogicità. Ma a questo si pensa semmai solo dopo, a freddo, perché Desconocido è uno di quei thriller che ti inchiodano alla poltrona dal primo all’ultimo minuto e qualche volta ti ci fa anche sobbalzare. Ai tre personaggi dentro un’automobile che non possono abbandonare si aggiungono conflitti irrisolti a iosa, un nemico ignoto e psicopatico che però ha pure le sue ragioni e il tema della responsabilità delle proprie azioni, oggi spesso sostituita dall’indifferenza per la sofferenza altrui di gente che sulla scelta di non vedere e non sapere ha costruito il proprio benessere.

Desconocido è una storia di guardie e ladri in cui la vittima si trasforma in carnefice e prova per un po’ l’ebrezza dell’onnipotenza, un revenge movie che percorre gli spazi urbani di una città europea (La Coruña) invece delle highways americane, un thriller adrenalinico che non si ferma di fronte a niente e arriva a mettere un bambino in una situazione estrema che innalza il tasso di ansia nello spettatore. De La Torre riesce nella difficile impresa di non allentare mai il livello della tensione, nemmeno quando l’auto viene bloccata e inizia una difficile e rischiosa trattativa con la polizia, con un detective colpevolista e un’artificiera più disposta a seguire l’istinto e a dar fiducia al fuggitivo. Con una regia meno abile le smagliature della sceneggiatura sarebbero saltate agli occhi ma qua non c’è tempo di fermarsi a riflettere, trascinati come siamo nella giostra infernale di terrore su cui è catapultato il protagonista.

L’attore (galiziano come il regista) dalle grandi sopracciglia Luis Tosar, che ricordiamo in Cella 211 e I lunedì al sole, per i quali ha vinto due dei suoi tre premi Goya, è uno di quegli interpreti che invidiamo al cinema spagnolo, con un aspetto da uomo comune con cui è più facile identificarsi. Sul suo mobile volto e nella sua voce (nella versione originale che abbiamo visto) passano evidenti tutti i sentimenti del personaggio: l’arroganza del successo, l’amore di un padre per i figli col disperato desiderio di proteggerli, la consapevolezza che si fa strada nel momento di massimo terrore, l’istinto di sopravvivenza e il recupero dei valori fondamentali della vita dopo un’esperienza terribile. Ad affiancarlo, fuori e dentro la macchina, c’è uno stuolo di ottimi comprimari tra cui spiccano la giovanissima Paula Del Rio – ne risentiremo sicuramente parlare - che gli tiene testa nel ruolo della figlia adolescente e l’ottimo caratterista Javier Gutiérrez, visto in Il commissario Torrente e La isla minima e presto nel suo debutto internazionale, Assassin’s Creed.

Se anche a voi piace il cinema che dà emozioni e che tiene col cuore in gola e avete nostalgia dei vecchi chase movies di cui William Friedkin è stato insuperato maestro, vi consigliamo di salire nella macchina di Carlos e di allacciare strettamente le cinture, certi che non ve ne pentirete.



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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