Dante 01 - recensione del film di fantascienza di Marc Caro

24 luglio 2008

Per il suo primo film senza Jean-Pierre Jeunet, con cui ha diretto Delicatessen e La città dei bambini perduti, Marc Caro sceglie un curioso mix di fantascienza e misticismo. Chiamando in causa molti classici della fantascienza anni ’60 e ’70 e accogliendo svariate suggestioni letterarie, il regista francese rischia però di scivolare n...

Dante 01 - recensione del film di fantascienza di Marc Caro

Quando un regista affronta per la prima volta un genere cinematografico ingombrante come l’horror o la fantascienza, che da sempre esprimono le inquietudini e gli interrogativi esistenziali dell’uomo contemporaneo, cade spesso nella trappola dell’omaggio o della citazione continua. Succede anche a Marc Caro, che dopo due film diretti insieme a Jean-Pierre Jeunet, Delicatessen e La città dei bambini perduti, firma da solo la regia di Dante 01, film assai particolare a metà fra la fantascienza metafisico-filosofica e il filone carcerario.

Troppo impegnato a mescolare, come un cuoco francese, ingredienti e sapori della più svariata natura, Caro fa un po’ di confusione e, strizzando l’occhio a Solaris, 2001: Odissea nello spazio, Alien 3, Cube, e non crea nulla di veramente originale. Onesto e coraggioso, certo, è il suo tentativo di opporre al tipico eroe ammazza-UFO di tanto cinema americano di sci-fi un protagonista mite, silenzioso, un uomo dolente che si rivela una specie di Messia. Sfortunatamente, però, anche questo personaggio, impersonato da Lambert Wilson, si porta dietro una commistione eccessiva di riferimenti, simboli e figure religiose e letterarie. C’è La Bibbia dunque in Dante 01, e c’è soprattutto La Divina Commedia. Più precisamente L’Inferno, con i suoi primi tre gironi.

In mezzo a questa monumentale quantità di materiale, conservano una certa originalità, nei modi e nei comportamenti, i prigionieri della stazione orbitante Dante 01. Le loro giornate tutte uguali in un ambiente claustrofobico li rendono primordiali, a volte feroci e a volte fragili. Interessanti sono i rapporti che si vengono a creare far di loro, così come il mutamento a cui vanno incontro quando arriva il misterioso salvatore. E gli attori scelti da Marc Caro sono bravi a interpretarli, in particolare Dominique Pinon. Incuriosiscono anche gli scienziati che fanno pericolosi esperimenti sui detenuti, anche se il tema della scienza come fonte di distruzione è appena accennato.

Laddove il film, invece, convince è nello stile, romanticamente old fashion per via di un budget limitato e influenzato dai fumetti dello stesso Caro. I cieli di Dante 01 ricordano lo spazio di cartapesta di Meliés e i corridoi del carcere fanno pensare a cunicoli sotterranei percorsi da ratti impazziti. Ci prendono alla gola, come il viso straziato degli uomini sofferenti che il film racconta. Forse, con qualche taglio in meno in fase di montaggio e finanziamenti più cospicui, Dante 01 avrebbe avuto una maggiore compattezza a tutti livelli; anche se, promuovendo il film, Marc Caro ha chiesto chiaramente ai suoi spettatori di lasciare da parte ogni razionalità.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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