Cut - la recensione del film di Amir Naderi

02 settembre 2011
2 di 5

Dopo la sua trilogia newyorchese e l'ottimo Vegas: Based on a True Story, Amir Naderi, iraniano atipico trapiantato negli USA, è finito in Giappone pur di fare un film. Il suo bisogno di cinema è fortissimo, fisico, viscerale, è questo suo Cut ne è la traduzione metaforica.

Cut - la recensione del film di Amir Naderi

Vai allo speciale Festival di Venezia 2011


Cut - la recensione del film di Amir Naderi


Dopo la sua trilogia newyorchese e l'ottimo Vegas: Based on a True Story, Amir Naderi, iraniano atipico trapiantato negli USA, è finito in Giappone pur di fare un film. Il suo bisogno di cinema è fortissimo, fisico, viscerale, è questo suo Cut ne è la traduzione metaforica.
Non si fa fatica infatti a vedere lo stesso Naderi incarnato nel suo protagonista, film-maker d'insuccesso, organizzatore di cineforum e profeta dell'apocalisse filmica che gira per le strade di Tokyo gridando al megafono che il Cinema sta morendo, ucciso dall'assenza dell'Arte, e che il cinema di oggi è una puttana che si svilisce e umilia nel nome del solo intrattenimento.
Nulla di male in un'idea che comunque non condividiamo (almeno non fino in fondo), così come nulla di male (tutt'altro) c'è nell'invito dello stesso personaggio a recuperare e custodire il grande cinema del passato, quello che ne ha segnato e fatto la storia.

Se però la descrizione fatta fin qui da Naderi della cinefilia come ossessione vagamente malata si accetta di buon grado e qualche riserva, le cose cambiano quando Cut, assai presto, prende una svolta decisamente più radicale.
Perché quando il protagonista scopre che, per finanziargli la passione, il fratello yakuza ha contratto un debito per il quale è stato ucciso, e che ha ereditato lui stesso il debito, decide di onorare la sua memoria e la grossa cifra che i boss chiedono a lui di restituire facendosi picchiare a pagamento. Senza reagire, cercando di resistere al dolore e alla sofferenza ripensando ai programmi delle sue serate cinefile e, in un finale estremo, ai suoi 100 film più belli della storia del cinema. Suoi e, ovviamente, di Naderi.

Non contestiamo a Naderi le capacità e il gusto registici, l'abilità nella direzione degli attori e tutti gli altri elementi formali e artistici che rendono Cut un film difficilmente attaccabile dal quel punto di vista, se non forse per una ripetitività un po' insistita e logorante nella narrazione.
Quel che però non possiamo condividere è che, da stralunata ossessione, finanche malata, la cinefilia venga rappresentata come una deviazione penitenziale e autoflagellatoria, che il piacere per il cinema sia letto come punitivo e masochista, inevitabilmente associato a solitudine, dolore e sofferenza.

Se poi basta assumere posizioni snobistiche come quelle degli enunciati iniziali e proporre titoli e spezzoni d'indubbi capolavori del passato per mandare in masturbatorio solluchero il pubblico di oggi, allora forse non è il presente del cinema ad essere a rischio, ma il suo futuro.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento